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Intenzionalita: aboutness e la marca del mentale

Nel 1874 un sacerdote austriaco appena spretato pubblica un libro di psicologia in cui rivendica un termine medievale, in-esistenza intenzionale, come criterio per distinguere il mentale dal fisico. Centocinquant’anni dopo, ogni discussione sull’intelligenza artificiale che chieda “ma il modello capisce davvero?” gira attorno a quel termine, anche quando non lo nomina. Capirne la storia e’ capire perche le critiche al computazionalismo non sono dispute terminologiche ma questioni metafisiche serie.

Una premessa lessicale che evita meta delle confusioni. “Intenzionalita” in filosofia della mente non significa “avere intenzioni di fare qualcosa”. Non c’e nessuna connessione necessaria con il volere, il pianificare, il proporsi. La parola viene dal latino in-tendere, “tendere verso”, e descrive una proprieta strutturale degli stati mentali: essere SU qualcosa, essere DIRETTI VERSO qualcosa, avere un CONTENUTO. In inglese il termine aboutness la rende benissimo: i pensieri hanno about-ness, sono “circa” qualcosa.

Quando vedi un bicchiere, il tuo stato visivo e’ SU il bicchiere. Quando pensi a Roma, il tuo pensiero e’ SU Roma. Quando desideri la pace, il tuo desiderio e’ SU la pace. In ogni caso lo stato mentale ha un oggetto, un contenuto, qualcosa di cui esso e’. Questa proprieta, secondo Franz Brentano (filosofo austriaco, 1838-1917), e’ cio che distingue il mentale dal fisico: nessun sasso e’ “circa” qualcos’altro, nessuna nuvola e’ “su” qualcos’altro, ma ogni stato mentale lo e’. Brentano la chiama marca del mentale.

Il capitolo serve a tre cose. Primo: ricostruire il concetto a partire dalle radici medievali (Aristotele, Tommaso, Scoto) e dal momento di cristallizzazione brentaniano del 1874, distinguendolo dalle parafrasi popolari che lo riducono a “intenzione” o “consapevolezza”. Secondo: mappare le posizioni del Novecento — Husserl con la fenomenologia, Searle con la distinzione intrinseca/derivata, Dennett con l’intentional stance, Dretske e Millikan con la naturalizzazione, Putnam e Burge con l’externalism — mostrando come ciascuna risponde a domande diverse anche quando usa lo stesso vocabolario. Terzo: chiarire perche il dibattito sull’intelligenza artificiale (la Stanza Cinese di Searle, il symbol grounding di Harnad, gli stochastic parrots di Bender) e’, dal punto di vista filosofico, una serie di battaglie sul concetto di intenzionalita.

Il capitolo presuppone la lettura di stanza-cinese-searle, perche Searle invoca esplicitamente l’intenzionalita come cio che la Stanza Cinese mostra mancare nei programmi formali; e di symbol-grounding, perche Harnad nel 1990 riformula in termini operativi una parte del problema dell’intenzionalita. La conoscenza di funzionalismo e computazionalismo aiuta ma non e’ indispensabile: l’intenzionalita si puo capire da sola, e’ un concetto piu generale di entrambi.

L’intenzionalita non nasce nel 1874 dal nulla. Ha radici antiche e medievali precise, attraversa una lunga eclissi nella filosofia moderna, riemerge con Brentano, si trasforma in fenomenologia con Husserl, viene riscoperta dalla filosofia analitica anglofona a meta Novecento. La storia va ricostruita per pezzi.

Aristotele (filosofo greco, 384-322 a.C.) in De Anima (libro III, capp. 4-8) descrive il pensiero come recezione di forma senza materia: quando vedi un cane, il tuo intelletto “riceve” la forma del cane senza ricevere la materia del cane. E’ un’anticipazione concettuale: lo stato mentale “diventa” l’oggetto in qualche modo formale, non materiale. Aristotele non usa il termine “intenzionalita” (che e’ latino), ma la struttura del concetto e’ presente.

Avicenna (filosofo persiano, 980-1037), commentatore arabo di Aristotele, introduce il termine ma’na (significato, intenzione) per descrivere il contenuto presente alla mente. La traduzione latina rende ma’na con intentio. Da qui il termine entra nel vocabolario scolastico.

Tommaso d’Aquino (filosofo italiano, 1225-1274) nella Summa Theologiae (Ia, q. 12, a. 9) usa intentio in senso tecnico per il contenuto del pensiero. La cosa pensata e’ “intenzionalmente” presente all’intelletto: e’ presente come contenuto, non come ente fisico.

Pietro di Giovanni Olivi (filosofo francescano francese, 1248-1298) elabora una teoria sofisticata di aspectus e ad-spicere (lo “sguardo” mentale che si dirige verso un oggetto). E’ uno dei punti medievali piu vicini all’intenzionalita brentaniana, recuperato dalla storiografia novecentesca a partire da Pasnau (1997).

Duns Scoto (filosofo francescano scozzese, 1266-1308) introduce la distinzione fra esse subiectivum (essere come stato del soggetto) e esse obiectivum (essere come contenuto presente al soggetto). L’oggetto del pensiero ha esse obiectivum: e’ presente alla mente come contenuto, indipendentemente dal fatto che esista anche esse reale. La distinzione anticipa quasi parola per parola la tesi brentaniana che l’oggetto intenzionale puo non esistere fuori dello stato mentale.

[FIGURE — Medieval to modern timeline of intentionality: horizontal timeline with five anchor points and short captions. Aristotle 350 BC: form without matter. Avicenna 1027: ma’na, latinized as intentio. Aquinas 1265: intentional presence in the intellect. Scotus 1300: esse obiectivum vs esse subiectivum. Brentano 1874: revival of the medieval term as the mark of the mental. Below the timeline a thin band labelled “modern eclipse: Descartes, Locke, Hume, Kant” spans 1640-1850 with no anchor, indicating the gap. Clean editorial style, English labels]

Fra il 1640 (Cartesio) e il 1870 (Brentano) il termine intentio esce dal vocabolario filosofico mainstream. Non scompare il problema (Cartesio parla di idee, Locke di ideas, Kant di Vorstellungen — tutti concetti che includono l’aboutness implicitamente), ma il vocabolario tecnico e’ diverso e la connessione con la scolastica viene persa.

Le ragioni dell’eclissi sono molteplici. La rivoluzione scientifica e cartesiana rifiuta il vocabolario aristotelico-scolastico per ragioni programmatiche. L’empirismo britannico (Locke, Hume) preferisce parlare di idee come oggetti immediati della percezione. Il criticismo kantiano riformula tutto in termini di rappresentazione (Vorstellung) e categorie. La psicologia tedesca dell’Ottocento (Herbart, Lotze, Wundt) usa termini sperimentali. Il termine medievale intentio viene archeologizzato.

Brentano nel 1874 lo recupera dichiaratamente, presentandosi come continuatore della scolastica contro la psicologia empirica del suo tempo. La mossa e’ filologicamente non banale: in Germania universitaria del 1874 la scolastica era considerata archeologia. Brentano la rivendica come tradizione viva.

Franz Brentano nasce a Marienberg (Renania) nel 1838, da famiglia colta cattolica. Si forma in seminario, viene ordinato sacerdote nel 1864. Si laurea in filosofia con tesi su Aristotele (Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles, 1862). Insegna a Wurzburg dal 1866. Nel 1873 lascia l’ordine sacerdotale in seguito al Vaticano I (rifiuta il dogma dell’infallibilita papale). Nel 1874 pubblica Psychologie vom empirischen Standpunkt (Duncker & Humblot, Lipsia) e nello stesso anno ottiene la cattedra a Vienna, dove insegna fino al 1895. Nel 1880 si sposa, perdendo formalmente la cattedra (in Austria asburgica gli ex-sacerdoti non potevano mantenere posti accademici dopo il matrimonio); resta come Privatdozent (docente non pagato).

A Vienna Brentano forma una scuola straordinaria: Edmund Husserl (1859-1938, fonda la fenomenologia), Carl Stumpf (1848-1936, scuola berlinese di psicologia), Alexius Meinong (1853-1920, teoria degli oggetti), Kazimierz Twardowski (1866-1938, fonda la scuola polacca da cui usciranno Tarski e Lukasiewicz), Christian von Ehrenfels (1859-1932, anticipa la psicologia gestaltica), Anton Marty (1847-1914, filosofia del linguaggio). Sigmund Freud (1856-1939) frequenta le lezioni di Brentano negli anni di studio a Vienna, senza esserne allievo formale. La scuola di Brentano e’ la cerniera fra la psicologia tedesca dell’Ottocento e la filosofia del Novecento, sia analitica sia fenomenologica.

Muore a Zurigo nel 1917, durante la guerra. La sua opera principale resta Psychologie vom empirischen Standpunkt, un libro che pochi leggono integralmente ma che fonda una tradizione di ricerca durata centocinquant’anni.

Due angoli, complementari ma con accenti diversi.

Angolo 1 — Linguistico: vedere non si dice da solo

Sezione intitolata “Angolo 1 — Linguistico: vedere non si dice da solo”

Considera i verbi mentali in italiano. Vedere non si dice da solo: si dice “vedere qualcosa”. Pensare non si dice da solo: si dice “pensare a qualcosa”, “pensare che p”. Credere richiede un oggetto: “credere a qualcuno”, “credere che p”. Desiderare richiede un oggetto: “desiderare qualcosa”. Temere richiede un oggetto: “temere qualcosa”.

I verbi mentali sono transitivi in un senso forte: richiedono completamento. La trasitivita non e’ grammaticale (alcuni verbi mentali in alcune lingue sono grammaticalmente intransitivi), e’ semantica: l’azione mentale ha bisogno, costitutivamente, di un oggetto. Questa caratteristica linguistica non e’ un caso. Riflette una proprieta dei fenomeni mentali stessi: essere SU qualcosa, avere contenuto.

Confronta con i verbi che descrivono stati fisici. Pesare non richiede oggetto: una pietra pesa, e basta. Cadere non richiede oggetto: una foglia cade, e basta. Bruciare non richiede oggetto: il fuoco brucia, e basta. Anche quando questi verbi prendono un complemento (“la foglia cade nel pozzo”), il complemento descrive la circostanza, non l’oggetto-di-cui. La pietra non pesa “qualcosa”, non pesa “circa qualcosa”. Pesa, e basta.

C’e quindi un’asimmetria fra verbi mentali e verbi fisici. I verbi mentali introducono contesti opachi (in cui non vale la sostitutivita salva veritate): se Maria crede che Cicerone sia eloquente, e Cicerone e’ Tullio, non segue che Maria creda che Tullio sia eloquente (potrebbe non sapere che sono la stessa persona). I verbi fisici non introducono contesti opachi: se Cicerone pesa 70 kg e Cicerone e’ Tullio, segue che Tullio pesa 70 kg.

Roderick Chisholm (filosofo americano, 1916-1999, Brown University) negli articoli “Sentences About Believing” (1955-56) formalizza questa asimmetria con tre criteri logici dell’intenzionalita: indipendenza dall’esistenza dell’oggetto, indipendenza dalla verita del contenuto, fallimento della sostitutivita per identita. I criteri marcano linguisticamente i contesti intenzionali. Sono diagnostici utili, ma non spiegano cosa sia l’intenzionalita: dicono solo quando abbiamo a che fare con essa.

Angolo 2 — Metafisico: cosa rende uno stato del mondo “circa” un altro

Sezione intitolata “Angolo 2 — Metafisico: cosa rende uno stato del mondo “circa” un altro”

C’e poi un angolo piu astratto, metafisico. Cosa fa si che uno stato del mondo sia “circa” un altro stato del mondo? Considera due fenomeni del mondo fisico:

  • L’altezza del livello di mercurio in un termometro.
  • La temperatura dell’aria.

C’e una correlazione causale-fisica: l’altezza del mercurio dipende dalla temperatura. Diciamo, in linguaggio quotidiano, che il termometro “indica” o “misura” la temperatura. Ma il termometro non e’ “su” la temperatura nello stesso senso in cui il tuo pensiero e’ “su” la temperatura. Il termometro non intende la temperatura, non si riferisce a essa, non la rappresenta nello stesso modo in cui la rappresenti tu quando pensi “fa caldo”.

Qual e’ la differenza? Brentano direbbe: il termometro non ha intenzionalita intrinseca. La sua “indicazione” della temperatura e’ parassita rispetto alla nostra interpretazione. Se non ci fossimo noi, il mercurio salirebbe e scenderebbe ma non “indicherebbe” niente. Indica perche noi leggiamo l’altezza come informazione sulla temperatura. Il tuo pensiero, invece, e’ “su” la temperatura indipendentemente da chi lo legge. E’ su la temperatura intrinsecamente.

Cervelli si, sassi no — perche? Cervelli si, termometri no — perche? E se questa proprieta e’ davvero esclusiva di certi sistemi fisici, come si spiega in termini fisici naturali? Il problema e’ la radice metafisica del concetto di intenzionalita. Brentano lo ha posto. Husserl, Searle, Dennett, Dretske, Millikan, Putnam, Burge hanno proposto risposte diverse. Il problema e’ aperto.

I due angoli convergono. Il primo dice come riconoscere linguisticamente i contesti intenzionali. Il secondo dice perche la riconoscibilita linguistica riflette una distinzione metafisica reale. Insieme delimitano il concetto.

[FIGURE — Aboutness diagram: central panel with three rows. Top row: a brain icon with arrow pointing to a unicorn icon, label “intentional state can be about non-existing object”. Middle row: a brain icon with arrow pointing to a Roma map icon, label “intentional state about real existing object”. Bottom row: a stone icon with no arrow, label “physical object: not about anything”. Right side legend: arrow = aboutness / intentional directedness. Subtitle: “intentionality is the property of being about something, possibly non-existent”. Clean editorial style, English labels]

Sette sotto-sezioni. Brentano 1874 e la marca del mentale; le caratteristiche degli stati intenzionali; Husserl e la fenomenologia; Searle e la distinzione intrinseca/derivata; Dennett e l’intentional stance; i programmi di naturalizzazione; le critiche radicali al concetto.

La tesi celebre e’ nel libro II, capitolo 1 (“La distinzione fra fenomeni mentali e fisici”), paragrafo 5, di Psychologie vom empirischen Standpunkt. Brentano cerca un criterio per distinguere il mentale dal fisico. Considera vari candidati (estensione spaziale, percepibilita interna vs esterna, esistenza in atto vs in potenza) e li scarta. Arriva alla sua proposta:

“Ogni fenomeno mentale e’ caratterizzato da cio che gli scolastici del Medioevo hanno chiamato l’in-esistenza intenzionale (o anche mentale) di un oggetto, e che noi, sebbene con espressioni non del tutto inequivoche, chiameremmo riferimento a un contenuto, direzione verso un oggetto (per il quale non si deve qui intendere una realta), o oggettivita immanente. Ogni fenomeno mentale contiene in se qualcosa come oggetto, sebbene in modo diverso. Nella rappresentazione qualcosa e’ rappresentato, nel giudizio qualcosa e’ riconosciuto o negato, nell’amore amato, nell’odio odiato, nel desiderio desiderato, e cosi via.”

Va notato il termine Inexistenz. In tedesco Inexistenz puo essere letto in due modi: (a) etimologicamente, “in-essere”, “essere-dentro” (esse-in); (b) modernamente, “non-esistenza”. Brentano intende (a): l’oggetto e’ “in” lo stato mentale come contenuto, non e’ detto che non esista fuori. Le traduzioni inglesi rendono variabilmente con “intentional inexistence” o “intentional in-existence” (con il trattino per disambiguare); l’edizione italiana (Albertazzi, Laterza 1997) usa “in-esistenza intenzionale”.

La conclusione del paragrafo formula la marca del mentale:

“Questa in-esistenza intenzionale e’ esclusivamente propria dei fenomeni mentali. Nessun fenomeno fisico mostra qualcosa di simile. Possiamo quindi definire i fenomeni mentali dicendo che sono quei fenomeni che contengono in se intenzionalmente un oggetto.”

La tesi ha quattro conseguenze.

Marca del mentale: l’intenzionalita distingue il mentale dal non-mentale. E’ criterio definitorio. Tutto cio che e’ intenzionale e’ mentale; tutto cio che e’ mentale e’ intenzionale; nient’altro lo e’.

Universalita: ogni stato mentale e’ intenzionale. Non ci sono stati mentali “non-intenzionali”. Brentano distingue tre classi di fenomeni mentali (rappresentazioni, giudizi, atti di amore-odio), ma tutte e tre hanno oggetto.

Possibile inesistenza dell’oggetto: l’oggetto puo non esistere fuori dello stato mentale. Penso a unicorni — il pensiero ha contenuto, gli unicorni non esistono. Cerco il santo Graal — la mia ricerca ha oggetto, l’oggetto non esiste. La proprieta di avere oggetto non implica che l’oggetto sia reale. Questo punto e’ il piu peculiare e diventa il punto di partenza della Gegenstandstheorie di Meinong.

Modalita diverse: rappresentare, giudicare, amare, odiare, desiderare sono modi diversi di “avere un oggetto”. Lo stesso oggetto (Roma) puo essere il contenuto di stati mentali in modi diversi: posso vedere Roma, ricordare Roma, immaginare Roma, desiderare Roma, temere Roma. La modalita psicologica varia, l’aboutness e’ costante.

[FIGURE — Brentano’s mark of the mental matrix: 2x2 table. Rows: “intentional” / “non-intentional”. Columns: “mental phenomena” / “physical phenomena”. Cell mental-intentional: “ALL mental phenomena (perceiving, believing, desiring, fearing, imagining, remembering)”. Cell mental-non-intentional: “EMPTY (Brentano’s claim: there are no non-intentional mental states)”. Cell physical-intentional: “EMPTY (Brentano’s claim: no physical phenomenon has intrinsic aboutness)”. Cell physical-non-intentional: “ALL physical phenomena (rocks, clouds, planets, chemical reactions)”. Bottom caption: “intentionality is the mark of the mental: 100 percent of the mental column, 0 percent of the physical column”. Clean editorial style]

Caratteristiche degli stati intenzionali (Searle 1983)

Sezione intitolata “Caratteristiche degli stati intenzionali (Searle 1983)”

Searle nel libro Intentionality (Cambridge UP, 1983) sistematizza le caratteristiche degli stati intenzionali. Sei caratteristiche, da tenere a mente come griglia analitica.

1. Direzione verso oggetto (Aboutness): ogni stato intenzionale e’ SU qualcosa. La caratteristica fondamentale, ereditata da Brentano.

2. Modo psicologico: credo, desidero, temo, immagino, ricordo, etc. In gergo filosofico, propositional attitude (atteggiamento proposizionale). Il modo psicologico e’ come “prendi” il contenuto: lo credi, lo desideri, lo temi, lo immagini.

3. Contenuto proposizionale: il “che” della credenza (“credo CHE p”). Non tutti gli stati hanno contenuto proposizionale (vedere il bicchiere ha oggetto ma non contenuto proposizionale; credere che il bicchiere sia rotto ha contenuto proposizionale). Searle distingue stati con oggetto e stati con contenuto proposizionale.

4. Direzione di adattamento (Direction of fit): due varianti, derivate da Anscombe (filosofa inglese, 1919-2001) e Austin.

  • Mind-to-world: la credenza deve adattarsi al mondo (se p e’ falso, la credenza e’ sbagliata e va corretta). La direzione e’ mente-verso-mondo.
  • World-to-mind: il desiderio richiede che il mondo si adatti (se desidero p, mi attivo per fare in modo che p si realizzi). La direzione e’ mondo-verso-mente.

Una credenza falsa va aggiornata; un desiderio non realizzato non e’ “falso”, e’ insoddisfatto. Le due direzioni di adattamento sono qualitativamente diverse.

5. Condizioni di soddisfazione: ogni stato intenzionale ha condizioni che, se soddisfatte, lo rendono vero/realizzato/adempiuto. Una credenza che p e’ soddisfatta se p e’ vero. Un desiderio che p e’ soddisfatto se p si realizza. Un’intenzione di fare A e’ soddisfatta se A viene fatto.

6. Background: presupposti pre-intenzionali, conoscenza implicita non rappresentata, capacita pratiche. Lo stato intenzionale “lavora” solo dentro un Background che non e’ esso stesso intenzionale. Capisco il significato di “il bicchiere e’ sul tavolo” perche so come funzionano i bicchieri, i tavoli, la gravita, gli oggetti — sapere implicito che non sta come credenza esplicita ma come capacita pratica.

Esempio applicato: la credenza “il mio bicchiere e’ rotto”.

  • Aboutness: e’ SU il mio bicchiere.
  • Modo psicologico: e’ una credenza, non un desiderio o un timore.
  • Contenuto proposizionale: che il bicchiere e’ rotto.
  • Direzione di adattamento: mind-to-world (se non e’ rotto, la credenza e’ falsa).
  • Condizioni di soddisfazione: la credenza e’ soddisfatta se il bicchiere e’ davvero rotto.
  • Background: assunzioni implicite su cosa sia un bicchiere, cosa significhi “rotto”, come funzionino gli oggetti fisici.

La griglia delle sei caratteristiche e’ utile per analizzare casi e per discutere se sistemi artificiali possano averle. Il punto cruciale e’ che le sei caratteristiche non sono indipendenti: si condizionano a vicenda. Avere aboutness senza modo psicologico non e’ uno stato intenzionale completo; avere contenuto senza condizioni di soddisfazione non lo e’ nemmeno.

Husserl frequenta le lezioni di Brentano a Vienna fra 1884 e 1886. Si era laureato in matematica con Karl Weierstrass (matematico tedesco, 1815-1897), poi passa alla filosofia. Il suo primo libro importante, Logische Untersuchungen (Niemeyer, Halle, 1900-01), e’ la fondazione della fenomenologia.

L’opera e’ divisa in sei Ricerche logiche. La V Ricerca (“Su intenzionalita ed esperienze intellettuali”) e’ centrale per il nostro tema. Husserl distingue:

  • Atto intenzionale (Akt): il “vivere” dell’esperienza intenzionale. E’ il puntare-verso da parte della coscienza.
  • Materia (Materie) dell’atto: il modo in cui l’oggetto e’ presentato (es. “il bicchiere visto da sinistra”, “il bicchiere ricordato come pieno”).
  • Qualita (Qualitat) dell’atto: il modo psicologico (vedere, ricordare, immaginare, desiderare).
  • Oggetto intenzionale (intentionaler Gegenstand): l’oggetto come e’ inteso dall’atto, non l’oggetto reale.

In Ideen zu einer reinen Phanomenologie und phanomenologischen Philosophie (Niemeyer, Halle, 1913) Husserl introduce la terminologia matura: noesi (Noesis), il polo soggettivo dell’esperienza intenzionale, l’atto; noema (Noema), il polo oggettivo dell’esperienza intenzionale, il contenuto.

La distinzione noesi/noema e’ essenziale. Quando vedi un bicchiere c’e una noesi (il tuo atto di percezione visiva, con tutte le sue qualita: chiarezza, attenzione, intensita) e un noema (il contenuto: il bicchiere-percepito-ora-cosi). Il noema non e’ il bicchiere fisico — che puo essere visto da angolazioni diverse, in momenti diversi, con luci diverse. Il noema e’ il bicchiere-come-presentato, il Sinn (senso) della percezione attuale.

L’oggetto reale (il bicchiere fisico) sta “dietro” il noema, come X trascendente. Husserl pone il bicchiere reale tra parentesi (la celebre epoche, sospensione della tesi del mondo) e descrive solo cio che e’ presente alla coscienza: il noema. La fenomenologia e’ descrizione di noesi e noemi, non di oggetti reali.

Conseguenza importante per il problema dell’intenzionalita. Non importa se il bicchiere esiste; il noema e’ lo stesso (puo essere illusione, allucinazione, sogno). L’intenzionalita e’ relazione fra noesi e noema, non fra coscienza e mondo esterno. Questo consente a Husserl di descrivere strutture invarianti dell’esperienza senza impegnarsi su questioni metafisiche.

La fenomenologia continentale post-Husserl sviluppa il tema in direzioni diverse. Martin Heidegger (filosofo tedesco, 1889-1976) in Sein und Zeit (Niemeyer, Halle, 1927) sostituisce l’intenzionalita coscienziale con l’essere-nel-mondo (In-der-Welt-sein) come struttura piu fondamentale. La direzionalita del Dasein verso il mondo precede ogni atto coscienziale tematico. Maurice Merleau-Ponty (filosofo francese, 1908-1961) in Phenomenologie de la perception (Gallimard, Parigi, 1945) descrive l’intenzionalita come radicata nel corpo: il corpo e’ il “veicolo dell’essere-al-mondo”. Questa mossa anticipa, con sessant’anni di anticipo, posizioni che oggi vengono presentate come “embodied cognition”. Jean-Paul Sartre (filosofo francese, 1905-1980) in L’imaginaire (Gallimard, Parigi, 1940) sviluppa l’analisi husserliana dell’immaginazione e degli oggetti inesistenti.

Per il nostro capitolo queste estensioni sono citate ma non sviluppate. Il filo principale resta Brentano-Husserl, con la fenomenologia come sviluppo continentale di un concetto comune.

La distinzione centrale di Searle — anticipata in Searle 1980 (Stanza Cinese) e sistematizzata in Searle 1983 — e’ fra intenzionalita intrinseca e intenzionalita derivata.

Intenzionalita intrinseca: stati mentali umani genuini. Il contenuto non deriva da nient’altro: e’ “originario”. I miei pensieri su Napoleone sono originariamente su Napoleone, non in virtu di un’attribuzione esterna. Sono “gia” su Napoleone, indipendentemente da chi li interpreti.

Intenzionalita derivata: libri, mappe, segnali stradali, programmi software. Hanno contenuto solo perche umani li interpretano cosi. “Quel libro parla di Napoleone” e’ vero solo perche umani leggono i caratteri come riferiti a Napoleone. Senza interpretanti, il libro e’ solo segni neri su carta bianca; non e’ su Napoleone. La sua aboutness e’ parassita rispetto all’aboutness intrinseca dei lettori.

Per Searle, l’intenzionalita derivata e’ parassitaria sull’intrinseca. I libri e i programmi non potrebbero avere intenzionalita derivata se non ci fossero esseri con intenzionalita intrinseca a cui attribuirla. Pertanto la posizione “AI puo avere intenzionalita” si riduce, secondo Searle, alla posizione “AI puo avere intenzionalita intrinseca”, che e’ precisamente quel che la Stanza Cinese nega.

Per Searle, l’intenzionalita intrinseca richiede poteri causali biologici. Cervelli umani li hanno (per ragioni che Searle non spiega: e’ un fatto biologico bruto). Computer non li hanno, perche sono solo manipolatori formali di simboli. Non e’ impossibile in linea di principio che macchine artificiali con i giusti poteri causali abbiano intenzionalita; e’ impossibile che programmi software, in quanto programmi, l’abbiano. Distinzione cruciale: Searle non e’ contro le macchine pensanti, e’ contro l’idea che il programma SIA cio che fa pensare.

Critiche standard alla distinzione:

  • Dennett: e’ una pseudo-distinzione. Tutto e’ derivato, in ultima analisi: anche i cervelli umani derivano la loro “intenzionalita” dall’evoluzione (selezione naturale ha attribuito funzione/contenuto agli stati cerebrali) e dalla cultura (la pratica linguistica determina contenuto). Non c’e gradino di “intrinseco vs derivato”; c’e solo continuum di derivatedness.

  • Fodor: la distinzione regge ma colloca male la linea. Sistemi simbolici sufficientemente complessi connessi causalmente al mondo (via sensori e attuatori) possono avere intenzionalita intrinseca. La biologia non e’ essenziale; la struttura computazionale-rappresentazionale e la connessione causale lo sono.

  • Crane: la distinzione e’ utile ma va riformulata. Non in termini di “biological causal powers” (vago) ma in termini di “directedness genuina vs attribuita”. La directedness e’ criterio piu fine.

[FIGURE — Intrinsic vs derived intentionality (Searle): split-panel illustration. Left panel “Intrinsic” with a brain icon, arrow pointing to a Napoleon portrait, caption “thought is about Napoleon by itself, originarily”. Right panel “Derived” with a book icon (open book showing letters), arrow pointing to a Napoleon portrait but with a thought bubble from a separate reader-icon below: “human reader interprets the symbols as about Napoleon”. Bottom caption: “Searle 1983: only biological brains have intrinsic intentionality; books and programs have derived only”. Clean editorial style, English labels]

Daniel Dennett (1942-2024, Tufts University) sviluppa una posizione anti-Searle in vari articoli a partire dal 1971 (“Intentional Systems”, Journal of Philosophy), raccolti e sistematizzati in The Intentional Stance (MIT Press, 1987). Tesi: l’intenzionalita non e’ una proprieta intrinseca del sistema, ma una strategia di interpretazione che adottiamo verso il sistema.

Tre livelli (stances) di descrizione:

  • Physical stance: descriviamo il sistema in termini di leggi fisiche. Funziona per qualsiasi sistema, ma e’ ingestibile per sistemi complessi (predire il moto di una palla via leggi di Newton e’ fattibile; predire il comportamento di un cervello atomo per atomo no).

  • Design stance: descriviamo il sistema in termini di funzione progettata. Funziona per artefatti (orologi, automobili) e organismi (cuori, polmoni). Predizione: il sistema fara cio per cui e’ stato progettato.

  • Intentional stance: trattiamo il sistema come agente razionale con credenze, desideri, scopi. Predizione: il sistema fara cio che — alla luce delle sue credenze — e’ razionale per soddisfare i suoi desideri.

L’intentional stance e’ giustificata se funziona pragmaticamente, cioe se da predizioni utili. Funziona per umani, animali superiori, talvolta per termostati (“il termostato ‘crede’ che la temperatura sia troppo bassa e ‘desidera’ alzarla”). Non funziona per sassi (non ha senso attribuire credenze a un sasso): adottare l’intentional stance verso un sasso non genera predizioni utili.

Conseguenze della posizione:

  1. Antirealismo dell’intenzionalita: non c’e fatto della cosa “X ha intenzionalita intrinseca”. Ci sono solo strategie di descrizione utili o inutili.
  2. Pluralismo: lo stesso sistema puo essere descritto da piu stances, ognuna utile per scopi diversi. Un essere umano e’ fisicamente un insieme di atomi, biologicamente un organismo progettato dall’evoluzione, intenzionalmente un agente razionale. Tutte e tre sono descrizioni vere e utili per scopi diversi.
  3. Continuita: non c’e linea netta fra “ha intenzionalita” e “non ha intenzionalita”. E’ questione di grado: alcuni sistemi sono utilmente descritti come intenzionali, altri meno, altri per niente.
  4. Anti-Searle esplicito: la distinzione intrinseca/derivata svanisce. Tutta l’intenzionalita e’ “as if”. Nessun sistema, neanche il cervello biologico, ha intenzionalita intrinseca in senso searleano.

Critiche standard:

  • Searle: Dennett confonde epistemologia (come predire un sistema) con ontologia (cosa il sistema e’). Il fatto che adottare l’intentional stance funzioni non ci dice se il sistema ha davvero intenzionalita o no.
  • Crane: l’antirealismo dennettiano e’ sgradevolmente strumentalista. Quando io credo che piova, la mia credenza non e’ una “stance” che adotto verso me stesso; e’ uno stato reale che ho.
  • Fodor: l’intentional stance e’ utile come euristica ma non spiega perche funziona. Spiegare perche l’intentional stance fa predizioni accurate richiede una teoria realista delle rappresentazioni interne.

Searle e Dennett hanno avuto un dibattito decennale, quasi sempre acrimonioso. Reciproci attacchi pubblici nelle pagine della New York Review of Books e altrove. Searle accusa Dennett di “denying the obvious” (la realta della coscienza); Dennett accusa Searle di “sky-hooks” (presupporre proprieta inspiegabili in modo non-naturalistico). Non hanno mai convergeluto. La distanza fra le due posizioni e’ filosofica strutturale, non terminologica.

[FIGURE — Dennett’s intentional stance: three nested boxes. Outer box “Physical stance” with caption “predict behavior using laws of physics; works for any system but intractable for complex ones”. Middle box “Design stance” with caption “predict behavior using designed function; works for artifacts and organisms”. Inner box “Intentional stance” with caption “predict behavior treating system as rational agent with beliefs and desires; works when system is rational enough”. Right side examples: rock fits only Physical; thermostat fits Physical+Design+marginally Intentional; chess engine fits Physical+Design+Intentional; human fits all three with Intentional being most useful. Clean editorial style, English labels]

Naturalizzazione dell’intenzionalita: il programma e le sue varianti

Sezione intitolata “Naturalizzazione dell’intenzionalita: il programma e le sue varianti”

Il problema della naturalizzazione: come spiegare l’intenzionalita in termini fisici/naturali, evitando dualismo cartesiano e mistero non-spiegato? Quattro famiglie di proposte.

Causal-informational theories (Dretske, Stalnaker).

Idea: il significato e’ informazione, definita in termini causali. Fred Dretske (filosofo americano, 1932-2013, Wisconsin-Madison poi Stanford) in Knowledge and the Flow of Information (MIT Press, 1981) propone: X significa Y se la presenza di X dipende causalmente da Y, secondo la teoria dell’informazione di Shannon. Esempi:

  • Gli anelli di un albero “significano” l’eta perche c’e dipendenza causale (un anello per anno).
  • Il fumo “significa” fuoco perche e’ causalmente prodotto dal fuoco.
  • Lo stato cerebrale di vedere un cane “significa” la presenza di un cane perche e’ causato dalla presenza del cane.

Problemi noti:

  • Problema della disgiunzione: lo stato cerebrale “vedo cane” puo essere causato da cani veri e occasionalmente da volpi a distanza in penombra. Significa “cane” o “cane O volpe-a-distanza”? La teoria informazionale stretta direbbe la seconda; ma intuitivamente significa la prima.
  • Problema dell’errore: come puo uno stato significare X ma essere causato da non-X (errore percettivo)? La teoria informazionale fa fatica.

Dretske 1988 (Explaining Behavior, MIT Press) raffina la teoria con la nozione di funzione indicativa: lo stato non significa cio che lo causa di fatto, ma cio che e’ la sua funzione propria indicare. Convergenza con la teleosemantica.

Teleosemantica (Millikan, Papineau).

Idea: il significato e’ definito dalla funzione biologica selezionata dall’evoluzione. Ruth Millikan (filosofa americana, 1933-, University of Connecticut) in Language, Thought, and Other Biological Categories (MIT Press, 1984) propone: uno stato mentale ha contenuto C se la sua funzione propria, selezionata dall’evoluzione, e’ essere correlato con C.

Esempio: il segnale di pericolo dei vervet (scimmie africane studiate da Cheney e Seyfarth) ha funzione propria di indicare la presenza di un predatore di un certo tipo. Il contenuto e’ “predatore presente di tipo T”, anche se occasionalmente il segnale viene emesso per errore. La funzione propria e’ definita dalla storia selettiva, non dall’occorrenza attuale.

Problemi noti:

  • Indeterminatezza: la funzione propria e’ indeterminata. Il segnale e’ stato selezionato per indicare predatori-in-generale o predatori-specifici?
  • Concetti astratti: come naturalizzare contenuti su entita non-naturali (numeri, relazioni logiche, oggetti culturali)?
  • Holismo: il contenuto di uno stato dipende dal contenuto di altri stati (rete inferenziale). Il riduzionismo teleosemantico fa fatica con questo.

Functional role semantics (Block, Harman, Field).

Idea: il significato di uno stato mentale e’ il suo ruolo funzionale nell’economia cognitiva del soggetto. Connessione esplicita con funzionalismo. Ned Block (filosofo americano, 1942-, NYU) sviluppa una posizione nota come long-armed functionalism: il ruolo funzionale include connessioni causali con input sensoriali e output comportamentali, non solo connessioni interne fra stati mentali. Robert Brandom (filosofo americano, 1950-, Pittsburgh) in Making It Explicit (Harvard UP, 1994) sviluppa una variante inferenzialista: il significato e’ il ruolo nel “gioco di dare e chiedere ragioni”.

Problemi:

  • Holismo del significato: se il significato di uno stato dipende dall’intera rete cognitiva, il significato e’ diverso per ogni soggetto (nessuno ha esattamente la stessa rete). Conseguenza paradossale: nessuno ha esattamente le stesse credenze di nessun altro.
  • Compositional semantics: come spiegare il significato di una proposizione complessa partendo dai ruoli funzionali dei suoi costituenti?

Externalism (Putnam, Burge).

Idea: il contenuto mentale dipende parzialmente da fattori esterni al soggetto (ambiente fisico, comunita linguistica).

Hilary Putnam (filosofo americano, 1926-2016, Harvard) in “The Meaning of ‘Meaning’” (1975) introduce l’esperimento mentale di Twin Earth: un pianeta gemello dove tutto e’ identico alla Terra tranne che cio che chiamano “acqua” ha composizione chimica XYZ invece di H2O. Considera due individui, uno sulla Terra (Oscar) e uno sulla Twin Earth (Twin-Oscar), in stato cerebrale identico, che dicono “acqua e’ bagnata”. Hanno la stessa credenza? Putnam: no. Oscar si riferisce a H2O, Twin-Oscar a XYZ. Stessa parola, contenuti diversi. Conseguenza: i significati non stanno (interamente) nella testa.

Tyler Burge (filosofo americano, 1946-, UCLA) in “Individualism and the Mental” (Midwest Studies in Philosophy IV, 1979) estende l’esternalismo dal piano fisico (Putnam) al piano sociale. Esperimento mentale dell’arthritis: un individuo che usa la parola “arthritis” in modo non-standard (credendo che possa colpire le cosce, mentre il termine medico designa solo le articolazioni) ha credenze diverse a seconda della comunita linguistica in cui vive. La stessa persona, in una comunita linguistica con uso diverso del termine, avrebbe credenze diverse anche con stato cerebrale identico. Externalism sociale.

Problemi e dibattito:

  • Demarcazione: dove finisce il contenuto interno e inizia quello esterno? L’ambiente e’ enorme; quale parte conta?
  • Compatibilita con scienza cognitiva: la scienza cognitiva ha bisogno di contenuti “stretti” (calcolabili dallo stato cerebrale) per spiegare il comportamento. Externalism radicale lo rende difficile. Soluzione tipica: distinguere narrow content (interno, computabile) e wide content (esterno, dipendente dall’ambiente).
  • Indeterminatezza ontologica: cosa fissa l’estensione del riferimento di “acqua”? La risposta naturalistica (la natura chimica) presuppone una metafisica realista che non tutti accettano.

Putnam 1975 ha cambiato il paesaggio. Prima si pensava (con Frege, con il primo Wittgenstein) che il significato fosse “nella testa”. Dopo Putnam, l’externalism diventa posizione dominante in filosofia analitica del linguaggio e della mente. Saul Kripke (filosofo americano, 1940-2022, Princeton) in Naming and Necessity (Harvard UP, 1972, riedizione di lezioni del 1970) contribuisce parallelamente con la teoria causale dei nomi propri (il riferimento di “Aristotele” e’ fissato da una catena causale storica, non da descrizioni che il parlante ha in mente).

[FIGURE — Naturalization theories comparison: 4-quadrant diagram. Top-left “Causal-informational” with author “Dretske 1981” and one-line summary “meaning = causal-informational dependence”. Top-right “Teleosemantic” with author “Millikan 1984” and summary “meaning = evolutionarily selected proper function”. Bottom-left “Functional role” with author “Block, Brandom” and summary “meaning = role in cognitive economy and inferential practices”. Bottom-right “Externalism” with author “Putnam 1975, Burge 1979” and summary “meaning depends on external environment, physical or social”. Center caption: “four programs to naturalize intentionality, all unfinished”. Clean editorial style]

Tre tradizioni distinte attaccano il concetto stesso di intenzionalita, non come dettaglio da raffinare ma come costruzione filosofica da rifiutare.

Critica wittgensteiniana.

Ludwig Wittgenstein (filosofo austriaco-britannico, 1889-1951, Cambridge) nelle Philosophische Untersuchungen (postumo, Blackwell, 1953) sviluppa la critica al mentalismo. La nozione che capire una parola sia uno stato mentale interno (immagine, idea, sensazione) e’ rifiutata. Cio che chiamiamo “comprensione” e’ partecipazione a una pratica linguistica, una forma di vita.

Conseguenza per l’intenzionalita: la nozione brentaniano-husserliana di “stato mentale che e’ SU qualcosa” e’ un mito. Non c’e fatto privato della cosa “X intende Y”. C’e solo l’uso pubblico delle parole “intende”, “comprende”, “pensa a”, in pratiche linguistiche condivise. La metafisica dell’aboutness e’ grammatica fraintesa.

Saul Kripke in Wittgenstein on Rules and Private Language (Harvard UP, 1982) radicalizza la critica con il paradosso del rule-following: nessun fatto interno, storico o presente, determina che X stia seguendo la regola ”+” piuttosto che la regola bizzarra “quaddus” (una regola che coincide con + per i casi finora osservati ma diverge in casi futuri). La “soluzione scettica” di Kripke: la regola e’ fissata dalla pratica della comunita, non da fatti interni al soggetto. Externalism radicale derivato da Wittgenstein.

Eliminativismo.

Paul Churchland (filosofo canadese-americano, 1942-, UC San Diego) e Patricia Churchland (filosofa canadese-americana, 1943-, UC San Diego) in vari articoli e libri (Paul Churchland, “Eliminative Materialism and the Propositional Attitudes”, Journal of Philosophy 1981) sostengono che la folk psychology (la psicologia del senso comune che parla di credenze, desideri, intenzioni) e’ una teoria empirica falsa, da rimpiazzare con la neuroscienza. Eliminative materialism: gli stati intenzionali (credenze, desideri) non esistono, cosi come non esistono i flogisti o i caloriche. Sono concetti pre-scientifici da eliminare.

Conseguenza per l’intenzionalita: il problema dell’intenzionalita e’ uno pseudoproblema. Non c’e nulla di intenzionale da spiegare; e’ la categoria stessa che e’ confusa.

Critica standard: self-refutation. L’eliminativista crede che la folk psychology sia falsa, desidera convincere altri, intende fare la sua tesi. Ma non puo, secondo la sua stessa tesi, avere credenze, desideri, intenzioni. La posizione e’ auto-confutante (Lynne Baker, Saving Belief, Princeton UP, 1987).

Quine: indeterminatezza della traduzione.

Willard Van Orman Quine (filosofo e logico americano, 1908-2000, Harvard) in Word and Object (MIT Press, 1960, capitolo 2) propone l’esempio del gavagai. Un linguista osserva un parlante di lingua sconosciuta che dice “gavagai!” indicando un coniglio. Quale traduzione? “coniglio”? “parte di coniglio non staccata”? “stadio temporale di coniglio”? “manifestazione di coniglieita”? Tutte e quattro sono compatibili con il comportamento osservato.

Conseguenza: non c’e fatto univoco su cosa il parlante intenda. Il contenuto intenzionale e’ indeterminato dal comportamento. Quine ne trae una conclusione radicale: la nozione stessa di “significato” come entita ben definita e’ problematica. Tesi della indeterminatezza della traduzione e dell’inscrutability of reference.

Conseguenza per l’intenzionalita: l’intenzionalita brentaniana-husserliana, che presuppone contenuti determinati, e’ indifendibile. Restano solo schemi traduttivi alternativi, nessuno privilegiato.

Critiche:

  • Quine sembra presupporre un comportamentismo radicale che e’ piu forte del necessario.
  • L’indeterminatezza puo essere ridotta se si include il contesto causale-informazionale completo (Dretske).

Le tre critiche radicali — wittgensteiniana, eliminativista, quineana — non hanno vinto la disciplina. La maggioranza dei filosofi della mente continua a operare con il vocabolario intenzionale. Ma sono presenti come voce critica perenne, e ogni proposta positiva sull’intenzionalita deve, esplicitamente o implicitamente, rispondere a esse.

Sei seduto al tavolo. Davanti a te c’e un bicchiere d’acqua. Lo vedi.

Lo stato mentale “vedere il bicchiere” e’ intenzionale per definizione brentaniana. Ha tutte le caratteristiche.

  • Aboutness: e’ SU il bicchiere. Lo stato visivo non e’ uno stato chiuso in se; e’ diretto verso un oggetto, l’oggetto verso cui sta il tuo sguardo.
  • Modo psicologico: percezione visiva (non ricordo, non immaginazione, non desiderio).
  • Contenuto: il bicchiere-davanti-a-te-cosi-illuminato-cosi-orientato. Husserl direbbe: questo e’ il noema. Non e’ il bicchiere fisico (lo stesso bicchiere visto da un’altra angolazione, un istante dopo, ha noema diverso); e’ il bicchiere-come-presentato-ora.
  • Direzione di adattamento: mind-to-world. Se ti sembra di vedere un bicchiere ma non c’e (sei vittima di un’allucinazione o di un’illusione ottica), lo stato visivo e’ “sbagliato” e va corretto.
  • Condizioni di soddisfazione: la percezione e’ veridica se c’e davvero un bicchiere posizionato come ti appare.
  • Background: sai cosa e’ un bicchiere, sai distinguere bicchieri da brocche, sai che gli oggetti hanno facce nascoste, sai che la luce determina come gli oggetti appaiono. Tutto questo non e’ rappresentato nello stato visivo, ma fa da pre-condizione.

Ora considera il bicchiere stesso. Il bicchiere fisico — vetro, forma cilindrica, contenuto liquido — non e’ “circa” niente. Non ha aboutness. Riflette luce in un certo modo, contiene acqua secondo le leggi della fluidodinamica, e’ soggetto alla gravita, occupa spazio. Tutte proprieta fisiche, nessuna intenzionale. Il bicchiere e’ qualcosa nel mondo; non e’ un qualcosa che e’ “su” qualcos’altro.

L’asimmetria e’ il punto di Brentano. Il tuo stato visivo e il bicchiere occupano lo stesso mondo fisico — il tuo cervello e il bicchiere sono ambedue oggetti fisici. Ma il primo ha aboutness, il secondo no. Cosa distingue cervelli da bicchieri? Per Brentano, l’intenzionalita stessa: e’ criterio definitorio del mentale. Per Searle, i poteri causali biologici. Per Dennett, l’utilita pragmatica dell’intentional stance applicato al primo e non al secondo. Per i naturalizzatori, le relazioni causali-informazionali o teleosemantiche di certi sistemi fisici.

Pensi a un unicorno. Specificamente: a un unicorno bianco con corno argenteo che galoppa in una foresta nordica.

Lo stato mentale ha contenuto: ha aboutness rispetto a unicorni-bianchi-con-corno-argenteo. Ma gli unicorni non esistono. Nessun unicorno esiste, e’ mai esistito, esistera mai. L’oggetto del tuo pensiero non c’e nel mondo fisico.

Eppure il tuo pensiero ha contenuto. Puoi descriverlo, distinguerlo da un pensiero su un cavallo (l’unicorno ha il corno, il cavallo no), distinguerlo da un pensiero su un altro unicorno (il tuo e’ bianco, non nero). Ha proprieta semantiche definite. Come puo uno stato avere un oggetto inesistente?

Brentano risolve: l’oggetto e’ “in” lo stato (in-esistenza intenzionale), non e’ detto che esista fuori. L’oggetto intenzionale e’ immanente, non trascendente. Husserl raffina: il noema del tuo pensiero e’ l’unicorno-pensato-cosi; questo noema esiste come contenuto del tuo atto, indipendentemente dall’esistenza di unicorni reali.

Per Meinong (allievo di Brentano), gli oggetti del pensiero esistono in un terzo regno, intermedio fra l’esistenza fisica e la non-esistenza assoluta. La sua Gegenstandstheorie (teoria degli oggetti) ammette oggetti inesistenti come entita di un certo tipo. Russell (filosofo gallese, 1872-1970) attacchera la teoria di Meinong nella sua “On Denoting” (Mind 1905) sostituendola con la teoria delle descrizioni: “l’unicorno bianco” non si riferisce a un’entita inesistente; e’ un’espressione descrittiva che si analizza come “esiste un x tale che x e’ unicorno e x e’ bianco”, una proposizione semplicemente falsa.

L’esempio dell’unicorno e’ importante perche mostra che il problema dell’intenzionalita non e’ riducibile alla semantica referenziale standard (parola che si riferisce a oggetto esistente). C’e qualcosa di piu generale: lo stato mentale ha contenuto anche quando l’oggetto non esiste. Questa proprieta peculiare e’ ineliminabile.

Esempio 3 — Libro su Napoleone vs pensiero su Napoleone

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Hai sul tavolo un libro: Napoleone di Andrew Roberts (Allen Lane, Londra, 2014). Il libro parla di Napoleone Bonaparte. Mille pagine sull’imperatore francese.

Hai anche un pensiero su Napoleone. In questo momento stai pensando a lui (mentre leggi questo capitolo).

Domanda: il libro e il tuo pensiero hanno entrambi aboutness rispetto a Napoleone?

Risposta searleana: si entrambi, ma in modi diversi. Il libro ha aboutness derivata: e’ sui Napoleone solo perche autori e lettori interpretano i caratteri tipografici come riferiti a Napoleone. Senza interpretanti umani, il libro e’ carta inchiostrata; non e’ su nulla. La sua aboutness e’ parassita rispetto all’aboutness intrinseca dei lettori. Il tuo pensiero ha aboutness intrinseca: e’ su Napoleone direttamente, senza intermediari interpretativi. E’ “gia” sul Napoleone, non in virtu del fatto che qualcun altro lo interpreti come tale.

La distinzione regge? Dennett dice no: anche il tuo pensiero e’ “su Napoleone” solo nella misura in cui e’ utile descriverlo cosi. C’e una catena interpretativa anche per il pensiero: l’evoluzione ha selezionato cervelli capaci di rappresentare il mondo, la cultura ha codificato pratiche linguistiche che fissano il riferimento di “Napoleone”, la tua biografia ti ha esposto a quelle pratiche. La derivatedness e’ continua, non binaria.

Searle replica: c’e una differenza fenomenologica. Quando leggi il libro, tu capisci che parla di Napoleone; il libro non capisce. Il libro e’ inerte, come la stanza cinese e’ inerte rispetto al cinese. Il tuo cervello, invece, capisce. Ha l’intenzionalita intrinseca; il libro no.

Dennett risponde: la “differenza fenomenologica” e’ il problema, non la soluzione. Un sistema complesso che processa simboli in modo abbastanza sofisticato puo essere fenomenologicamente accessibile a se stesso (avere “comprensione” in senso pragmatico). Il fatto che il libro non lo sia mostra solo che il libro non e’ un sistema attivo di processing, non che ci sia una proprieta metafisica “aboutness intrinseca” che alcuni sistemi hanno e altri no.

Il dibattito e’, in essenza, il dibattito sulla Stanza Cinese (cap. 38-stanza-cinese-searle) trasferito sul concetto di intenzionalita. Non si chiude con argomenti, perche le posizioni differiscono su cosa conti come argomento valido.

[DATATO 2026-04] Questa sezione fotografa il dibattito sull’intenzionalita applicato all’AI contemporanea. Lo stato dell’arte cambia con ogni nuova generazione di modelli; le posizioni filosofiche di fondo (Searle, Dennett, embodied) restano stabili.

I modelli linguistici di grandi dimensioni (GPT-4, Claude, Gemini, Llama, DeepSeek) producono testo statisticamente plausibile su qualsiasi argomento, conversano in modo coerente, rispondono a domande complesse. Hanno intenzionalita?

Le posizioni si polarizzano lungo le linee storiche del dibattito.

Posizione searleana: no. Gli LLM sono Stanze Cinesi su scala. Manipolano simboli (token) in modo formale, senza intenzionalita intrinseca. Il fatto che producano testo che sembra comprensione non implica comprensione. Searle stesso, prima della morte nel 2025, ha ribadito la sua posizione in interviste: l’argomento del 1980 si applica a maggior ragione ai modelli del 2020s.

Posizione dennettiana: si, in senso intentional stance. Trattare ChatGPT come agente con credenze e desideri funziona pragmaticamente in molti casi. Le sue risposte sono predicibili meglio dall’intentional stance che dalla descrizione meccanica dei pesi della rete neurale. Per Dennett, questo basta: non c’e ulteriore “fatto della cosa” da chiedere.

Posizione Bender (stochastic parrots): no. Emily Bender (linguista computazionale, University of Washington) e Alexander Koller in “Climbing towards NLU: On Meaning, Form, and Understanding in the Age of Data” (ACL 2020) presentano l’octopus test: due naufraghi A e B su isole separate comunicano via linea telegrafica. Un polpo super-intelligente intercetta la linea e impara a rispondere in modo statisticamente plausibile basandosi solo sui pattern testuali. Quando A descrive un orso che lo attacca e chiede aiuto, il polpo (che non ha mai visto un orso) puo dare consigli utili? Risposta: no. Il polpo manipola forma testuale senza accesso al significato (definito come connessione fra forma e mondo extra-linguistico). I modelli linguistici sono polpi. E’ una versione contemporanea dell’argomento di Brentano-Searle.

Posizione embodied AI: l’intenzionalita richiede embodiment. LLM puramente testuali non bastano. Vision-language models (GPT-4V, Claude 3, Gemini Vision) aggiungono grounding visivo parziale. Embodied LLM con sensori e attuatori (RT-2 di Google DeepMind 2023, OpenVLA 2024) si avvicinano all’intenzionalita “grounded” in senso harnadiano (vedi 42-symbol-grounding). Ma anche qui, la posizione searleana risponde: il grounding sensorimotor e’ ancora processo formale, manca l’intenzionalita intrinseca biologica.

Mechanistic interpretability (sviluppato da Anthropic, OpenAI, vari laboratori accademici fra il 2022 e il 2026) trova circuiti di concetti dentro i modelli: feature interne che sembrano rappresentare entita, attributi, relazioni del mondo. Esempio molto pubblicizzato: la feature “Golden Gate Bridge” identificata in Claude 3 Sonnet (Anthropic, 2024). Quando la feature e’ attivata artificialmente, il modello parla del Golden Gate. Il circuito sembra essere “su” il Golden Gate.

Domande aperte:

  • Queste feature sono rappresentazioni in senso intenzionale?
  • Hanno aboutness genuina o solo correlazioni statistiche?
  • La distinzione intrinseca/derivata si applica? Se i circuiti causano comportamento (output testuale) in modo dipendente dall’input, sembra esserci una forma di “directedness”. Forma minimale, ma forma.

Searle direbbe: e’ ancora manipolazione formale di pesi e attivazioni; manca biologia. Dennett direbbe: l’intentional stance funziona, e’ utile descrivere la feature come “rappresentazione di Golden Gate”, basta cosi. Crane direbbe: c’e directedness, quindi c’e una forma di intenzionalita (di un certo grado, non massima).

Il dibattito non e’ chiuso. Si riconfigura a ogni nuova generazione di modelli. La domanda metafisica di fondo — cosa rende uno stato fisico “circa” un altro — resta aperta come nel 1874, anche se gli oggetti del dibattito sono cambiati.

Tre lezioni che il dibattito sull’AI mostra rispetto al concetto di intenzionalita.

Prima: il concetto regge come categoria filosofica. Dopo centocinquant’anni di critiche, il vocabolario intenzionale resta in uso. Anche i critici (Dennett, Churchland, Quine) hanno bisogno di parlarne per attaccarlo.

Seconda: nessuna teoria positiva ha vinto. Naturalizzazione causale-informazionale, teleosemantica, functional role, externalism — ognuna ha problemi noti. La filosofia della mente convive con un ventaglio di proposte parziali.

Terza: il dibattito si riconfigura a ogni nuova tecnologia ma non si risolve. Stanze cinesi, simboli grounded, stochastic parrots, mech interp — sono modi diversi di porre la stessa domanda. La domanda — cosa rende uno stato fisico “circa” un altro — e’ filosofica, non tecnica. Non viene risolta da progressi tecnologici. Viene riformulata.

Quattro limiti strutturali del concetto di intenzionalita e cinque miti da smontare.

Distinzione intrinseca/derivata contestabile. La distinzione searleana ha forza intuitiva ma e’ difficile da cashare in termini precisi. Cosa rende un’aboutness “intrinseca” e non “derivata”? Searle dice: i poteri causali biologici. Ma cosa sono questi poteri, esattamente, e perche solo i cervelli biologici li hanno? La risposta resta vaga (Dennett la chiama “wonder tissue” — tessuto miracoloso). Crane propone una riformulazione in termini di directedness, ma anche questa lascia margini.

Nessuna teoria di naturalizzazione vincente. Causal-informational (Dretske), teleosemantic (Millikan), functional role (Block), externalism (Putnam-Burge): nessuna ha raggiunto il consenso. Ognuna ha controesempi noti. Il programma di naturalizzazione e’ un cantiere aperto da quarant’anni senza chiusura.

Demarcazione interno/esterno. L’externalism mostra che il contenuto dipende dall’ambiente. Ma fino a che punto? L’intero ambiente cosmico? La comunita linguistica attuale? Il contesto causale prossimo? Non c’e demarcazione precisa. La “mente estesa” (Clark e Chalmers 1998, vedi slug mente-estesa) spinge ulteriormente: anche oggetti esterni come quaderni e telefoni fanno parte del contenuto cognitivo.

Coscienza e intenzionalita: rapporto poco chiaro. Brentano sembra identificarle (ogni stato mentale e’ cosciente e intenzionale). Searle distingue: l’intenzionalita non richiede coscienza in atto, ma richiede capacita di coscienza in linea di principio (Connection Principle). Dennett le separa nettamente: l’intentional stance puo essere applicata a sistemi non coscienti. Il rapporto fra intenzionalita e coscienza fenomenica resta materia di dibattito (vedi slug coscienza-access-phenomenal e hard-problem-chalmers).

Mito 1: intenzionalita = intenzione. Falso. La trappola lessicale ricorrente. “Intenzionalita” filosofica significa aboutness, non avere scopi. Ogni credenza, percezione, paura e’ intenzionale, non solo gli atti volitivi.

Mito 2: AI puo / non puo avere intenzionalita. Mal posto. La risposta dipende da quale teoria dell’intenzionalita si assume. Searle: no. Dennett: si. Bender: no (per LLM testuali). Embodied AI advocates: solo con grounding sensorimotor. Non c’e fatto della cosa indipendente dalla posizione filosofica adottata. Il dibattito empirico sull’AI non puo risolvere la questione: presuppone una scelta filosofica.

Mito 3: intenzionalita = coscienza. Falso. Sono concetti correlati ma distinti. Una credenza inconscia (che non sai di avere) e’ comunque intenzionale (e’ su qualcosa). Una sensazione di dolore puro (qualia) e’ cosciente ma forse non intenzionale (non e’ “su” qualcosa, e’ un’esperienza pura). La relazione fra le due e’ materia di dibattito separato.

Mito 4: il dibattito sull’intenzionalita e’ arido scolasticismo. Falso. Le posizioni filosofiche hanno conseguenze pratiche. Se Searle ha ragione, gli LLM non capiranno mai (per ragioni di principio). Se Dennett ha ragione, “capire” e’ grado di utilita predittiva. Le decisioni su come trattare i sistemi AI (eticamente, legalmente, socialmente) dipendono in parte da quale risposta si da. Non e’ scolasticismo: e’ filosofia con effetti.

Mito 5: la fenomenologia e la filosofia analitica parlano di cose diverse. Falso, almeno per quanto riguarda l’intenzionalita. Brentano e’ la radice comune. Husserl sviluppa il filone continentale, Chisholm-Searle-Fodor il filone analitico. Le due tradizioni hanno terminologie diverse ma il concetto di base e’ lo stesso. Il riavvicinamento contemporaneo (Crane, Smith, McIntyre) recupera la radice unitaria.

  • stanza-cinese-searle: l’argomento della Stanza Cinese e’ la difesa negativa dell’intenzionalita intrinseca contro il computazionalismo. Searle nel paper del 1980 conclude che ai programmi manca “intenzionalita” senza svilupparla; la teoria positiva arriva nel libro del 1983.

  • symbol-grounding: Harnad 1990 riformula in termini operativi una parte del problema dell’intenzionalita (come i simboli formali possano avere significato non parassitario). Filiazione esplicita: Harnad costruisce sul terreno preparato da Searle che invocava l’intenzionalita.

  • computazionalismo: il computazionalismo classico (Fodor 1975) presenta una teoria positiva dell’intenzionalita compatibile con la sua tesi (intenzionalita come proprieta di rappresentazioni mentali con struttura sintattica). Searle attacca questa teoria; Dennett la riformula in termini di stance.

  • funzionalismo: il funzionalismo e’ la cornice piu generale del computazionalismo. Functional role semantics (Block) e’ una teoria funzionalista dell’intenzionalita. Tutti i computazionalisti sono funzionalisti, ma non tutti i funzionalisti hanno la stessa teoria dell’intenzionalita.

  • ai-forte-ai-debole: la distinzione Strong AI / Weak AI di Searle si appoggia sull’intenzionalita: la Strong AI sostiene che programmi adeguati abbiano intenzionalita intrinseca; Searle nega.

  • cosa-significa-pensare: il concetto di intenzionalita e’ uno degli elementi che la domanda “cosa significa pensare” presuppone. Pensare a X richiede aboutness rispetto a X.

  • coscienza-access-phenomenal (slug futuro): distinzione fra coscienza di accesso e coscienza fenomenica. Rapporto con intenzionalita: la coscienza di accesso ha intenzionalita; la fenomenica forse no (qualia puri).

  • hard-problem-chalmers (slug futuro): il problema difficile della coscienza tocca il rapporto fra intenzionalita e coscienza. Se intenzionalita richiede coscienza fenomenica (Searle Connection Principle), il problema difficile entra nel dibattito.

  • qualia (slug futuro): qualia (esperienze soggettive pure) sono intenzionali o no? Dibattito interno alla filosofia della mente. Brentano direbbe si, alcuni qualia-realisti contemporanei direbbero no.

  • mente-estesa (slug futuro): Clark e Chalmers 1998 estendono il contenuto cognitivo a oggetti esterni (quaderni, telefoni). E’ un externalism radicale dell’intenzionalita: il contenuto del pensiero e’ parzialmente nel mondo, non solo nella testa.

  • cognitivismo-ecologico (slug futuro): tradizioni alternative al cognitivismo classico (ecological psychology, embodied, enactivism, predictive processing) propongono concezioni diverse di intenzionalita, spesso piu vicine a Heidegger e Merleau-Ponty.

  • antropomorfismo-rischi (slug futuro): attribuire intenzionalita dove non c’e e’ antropomorfismo. Distinguere quando l’intentional stance e’ giustificato e quando e’ bias cognitivo e’ questione pratica importante per discutere di AI.

  • Brentano F., Psicologia dal punto di vista empirico, Laterza, Roma-Bari, 1997 (ed. originale 1874), traduzione di Liliana Albertazzi. Il libro fondatore, leggibile integralmente per il libro I e in selezione per il libro II (cap. 1 in particolare). La traduzione italiana e’ accurata e annotata.

  • Searle J.R., Intentionality: An Essay in the Philosophy of Mind, Cambridge University Press, Cambridge, 1983. La teoria positiva dell’intenzionalita di Searle. Prosa chiara, esempi puntuali, discussione approfondita delle sei caratteristiche. Riferimento standard per la posizione searleana.

  • Dennett D.C., The Intentional Stance, MIT Press, Cambridge MA, 1987. Raccolta di articoli che sviluppano la posizione dennettiana. Il capitolo 2 (“True Believers”) e’ la formulazione canonica dell’intentional stance.

  • Crane T., Elements of Mind: An Introduction to the Philosophy of Mind, Oxford University Press, Oxford, 2001. Manuale moderno con capitoli centrali su intenzionalita. Crane riprende e difende la posizione brentaniana in chiave contemporanea.

  • Jacob P., “Intentionality”, Stanford Encyclopedia of Philosophy, Spring 2023 Edition. URL: https://plato.stanford.edu/entries/intentionality/. Voce enciclopedica autorevole che mappa la storia del concetto da Brentano alle teorie naturalizzanti contemporanee. Punto di partenza canonico per orientarsi nella letteratura.

  • Bender E.M., Koller A., “Climbing towards NLU: On Meaning, Form, and Understanding in the Age of Data”, Proceedings of the 58th Annual Meeting of the ACL, 2020, pp. 5185-5198. L’octopus test e l’argomento contemporaneo Bender-Koller. Versione NLP dell’argomento di Brentano-Searle, lettura essenziale per il dibattito attuale sugli LLM.