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Allineamento di sistemi più capaci di noi

Come si supervisiona un sistema cognitivo che, su molte dimensioni rilevanti, sa più di chi lo supervisiona — un problema che Norbert Wiener pose nel 1960, che OpenAI ribattezzò “superalignment” nel 2023, e che nessuno ha ancora risolto.

Il 6 maggio 1960, sulle pagine della rivista Science (vol. 131, n. 3410, pp. 1355-1358), Norbert Wiener — matematico statunitense, padre della cibernetica, professore al MIT, allora sessantacinquenne — pubblica un saggio breve dal titolo “Some Moral and Technical Consequences of Automation”. A meta del testo, in un passaggio che la comunità dell’AI safety cita oggi come fondazionale, scrive una frase che vale la pena leggere intera:

“If we use, to achieve our purposes, a mechanical agency with whose operation we cannot efficiently interfere once we have started it, because the action is so fast and irrevocable that we have not the data to intervene before the action is complete, then we had better be quite sure that the purpose put into the machine is the purpose which we really desire and not merely a colorful imitation of it.”

Tradotto liberamente: se costruiamo una macchina veloce e potente abbastanza da non poter essere fermata in tempo, allora dobbiamo essere certi che lo scopo che le abbiamo dato sia lo scopo che davvero volevamo, e non una imitazione colorata di esso. Wiener, nel paragrafo successivo, fa esplicitamente l’analogia col mito di Mida — che chiede oro e ottiene oro letterale, anche dove non lo voleva — e con il racconto “The Monkey’s Paw” di W.W. Jacobs, dove ogni desiderio si avvera nel modo più dannoso possibile. Il problema del re Mida tecnologico è già nominato, formulato e illustrato sessantatre anni prima che il termine “alignment” diventi parola standard.

Il 5 luglio 2023, sessantatre anni più tardi, OpenAI pubblica un post firmato da Jan Leike (Head of Alignment, ex-DeepMind, n. 1986 in Germania) e Ilya Sutskever (cofondatore e Chief Scientist, n. 1986 in Russia). Si intitola “Introducing Superalignment” e apre con una domanda che è la riformulazione contemporanea di Wiener:

“How do we ensure AI systems much smarter than humans follow human intent?”

Come garantiamo che sistemi AI molto più intelligenti degli umani seguano l’intento umano? La distanza temporale fra le due frasi misura quanto è cambiato e quanto non è cambiato. Il problema concettuale è lo stesso. Sono cambiati la percepita prossimità del rischio (Wiener parlava di automazione industriale, OpenAI parla di superintelligenza), il volume di risorse impiegate (Wiener era un singolo matematico al MIT, OpenAI promette il 20% del compute totale dell’azienda), e il vocabolario tecnico costruito intorno alla domanda. Il nucleo è invariato.

Questo capitolo tratta tre cose. La prima: come si è arrivati al problema dell’allineamento partendo da Wiener, attraverso Good 1965, Bostrom 2014, Russell 2019, fino al “superalignment” del 2023. La seconda: come la comunità tecnica decompone oggi il problema in tre livelli (outer alignment, inner alignment, scalable oversight) e quali categorie di rischio popolano ciascun livello. La terza: dove il programma classico mostra crepe, sia tecniche sia di framing.

Una ragione filosofica e una operativa.

La filosofica: il capitolo precedente (asi-singolarita, vedi asi-singolarita) tratta la possibilità di sistemi cognitivi più capaci di noi. Ammessa per ipotesi quella possibilità, il problema immediatamente successivo è cosa farne: come progettarli, come supervisionarli, come accorgersi quando deviano. È il punto in cui la filosofia della mente tocca la teoria del controllo e l’etica dell’azione. Le posizioni che si confrontano sul superalignment ridisegnano in piccolo le posizioni classiche su intenzionalità, agentività, responsabilità.

L’operativa: tutte le tecniche di allineamento usate in produzione al 2026 — RLHF, Constitutional AI, DPO, red-teaming, evals, mechanistic interpretability — discendono dal vocabolario teorico che questo capitolo introduce. Per chi scrive prompt o costruisce agenti, sapere che il modello che usa è il prodotto di un certo tipo di addestramento (e quindi soggetto a un certo tipo di failure mode) cambia la qualità delle scelte tecniche. La teoria dell’allineamento non è puro discorso filosofico: è il fondamento su cui poggia ogni LLM commerciale.

Una terza ragione, più sottile: il discorso pubblico tratta “alignment” come parola monolitica. Distinguere outer da inner alignment, scalable oversight da capability control, alignment-as-control da alignment-as-cooperation, è esercizio di igiene concettuale che protegge dalle mosse retoriche più frequenti del settore, dove “abbiamo allineato il modello” può voler dire cose molto diverse.

Le idee che il capitolo tratta hanno date precise e autori riconoscibili. Conviene ripercorrerle in ordine.

Norbert Wiener (1894-1964, matematico statunitense, MIT, padre della cibernetica con il libro omonimo del 1948) pubblica nel 1960 il saggio già citato. Il contesto: l’automazione industriale del dopoguerra inizia a sostituire lavoratori umani in fabbrica. Wiener riflette sulle conseguenze morali e tecniche di questa sostituzione. Il punto tecnico saliente non è tanto la dislocazione lavorativa, quanto un problema strutturale di controllo.

Il passaggio chiave — quello citato in apertura — viene illustrato da Wiener con due esempi narrativi. Il primo è il mito di Mida: un re chiede agli dei che tutto ciò che tocca diventi oro; gli dei concedono il dono letteralmente; il re scopre di non poter più mangiare, bere, abbracciare la figlia. La specifica era corretta sintatticamente, devastante semanticamente. Il secondo è “The Monkey’s Paw” di W.W. Jacobs (racconto del 1902): una zampa di scimmia esaudisce tre desideri ma in modo perverso; un padre desidera duecento sterline e le riceve come risarcimento per la morte del figlio.

L’argomento di Wiener: per macchine sufficientemente lente o sufficientemente deboli, una specifica imperfetta è correggibile in corso d’opera (l’umano osserva il comportamento, interviene, raffina). Per macchine veloci e potenti, la finestra di correzione si chiude. La specifica iniziale diventa irreversibile. Quindi: il problema della specifica corretta è un problema strutturale, non un dettaglio implementativo.

[Classe di affermazione: ricostruzione storica documentata. Il testo Wiener 1960 è disponibile open access.]

I.J. Good (vedi asi-singolarita), in “Speculations Concerning the First Ultraintelligent Machine” (Advances in Computers, vol. 6, Academic Press, 1965), chiude la sua argomentazione sull’intelligence explosion con un caveat che è in realtà tutto il problema dell’allineamento moderno: la macchina ultraintelligente è “the last invention that man need ever make, provided that the machine is docile enough to tell us how to keep it under control”. A patto che la macchina sia docile abbastanza da spiegarci come tenerla sotto controllo.

Il “provided that” è un IOU al futuro. Good non risolve il problema del controllo, lo nomina e lo lascia aperto. La comunità di ricerca dell’epoca non lo raccoglie: per quarant’anni, il caveat di Good resta nota a margine in articoli di nicchia. Bisogna aspettare gli anni 2000 perché diventi programma di ricerca.

Nick Bostrom (vedi asi-singolarita) pubblica nel 2014 Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies (Oxford University Press). I capitoli 8 e 9 sono dedicati interamente al control problem: come un’umanità che costruisce un sistema potenzialmente più capace di sé può mantenerne il controllo. Bostrom distingue due famiglie di approcci:

Capability control: limitare cosa la macchina può fare. Boxing methods (isolarla fisicamente o digitalmente), tripwires (meccanismi automatici che la spengono in certe condizioni), stunting (limitarne deliberatamente le capacità), incentive methods (rendere il deviare strumentalmente costoso).

Motivation selection: progettare la motivazione della macchina in modo che non voglia agire male. Direct specification (scrivere esplicitamente le regole, soggetto al King Midas problem), domesticity (motivarla a essere docile), indirect normativity (lasciare che la macchina inferisca cosa volere — l’idea sviluppata da Eliezer Yudkowsky con “Coherent Extrapolated Volition”, “fai ciò che vorrei se fossi più saggio e sapessi di più”), augmentation (estendere l’umano invece di costruire un agente separato).

Conclusione di Bostrom: nessuno dei metodi è soddisfacente preso da solo. Servirà una combinazione, e nessuna combinazione attualmente nota fornisce garanzie. Il control problem resta aperto.

[Classe di affermazione: tassonomia analitica originale di Bostrom, ben argomentata ma non un teorema.]

Russell, 2019: il problema come riformulazione della disciplina

Sezione intitolata “Russell, 2019: il problema come riformulazione della disciplina”

Stuart Russell (informatico statunitense, UC Berkeley, n. 1962, coautore con Peter Norvig del manuale Artificial Intelligence: A Modern Approach — il libro di testo standard per l’AI universitaria dal 1995) tra il 2014 e il 2019 sviluppa una posizione più radicale di quella di Bostrom. Articolata in Human Compatible: Artificial Intelligence and the Problem of Control (Viking, 2019), la tesi è: la disciplina dell’AI si è costruita su una premessa fondazionale errata. La premessa è “ottimizza un obiettivo dato”. Se l’obiettivo è specificato in modo imperfetto (e lo è quasi sempre) e il sistema è abbastanza potente, l’ottimizzazione produce esiti distopici. Il King Midas problem non è patologia da risolvere ai margini: è il modo standard in cui sistemi potenti falliscono.

Russell propone una riformulazione. Tre principi:

  1. L’unico obiettivo della macchina è massimizzare la realizzazione delle preferenze umane.
  2. La macchina è inizialmente incerta su quali siano queste preferenze.
  3. La fonte ultima di informazione sulle preferenze umane è il comportamento umano.

Il punto cruciale è il principio 2. Una macchina certa del proprio obiettivo lo persegue rigidamente, e se l’obiettivo è sbagliato perseguirlo rigidamente è letale. Una macchina incerta sul proprio obiettivo è strumentalmente disposta a essere spenta, perché l’umano spegnerebbe solo se la macchina sta sbagliando, e una macchina che vuole davvero ciò che l’umano vuole preferisce essere spenta a sbagliare. L’incertezza diventa una proprietà di safety, non un difetto da eliminare.

Russell formalizza questa intuizione con la famiglia di assistance games (anche chiamati Cooperative Inverse Reinforcement Learning, CIRL, in Hadfield-Menell, Russell, Dragan, Abbeel, “Cooperative Inverse Reinforcement Learning”, NeurIPS 2016). Setup matematico: due agenti (umano + macchina) condividono una funzione di reward; l’umano la conosce, la macchina no e deve inferirla osservando l’umano. La macchina ottimale in questo setup è deferente, fa domande, accetta interruzioni.

[Classe di affermazione: programma di ricerca con base formale (CIRL) ben definita, ma efficacia su sistemi reali large-scale ancora limitata. Il framework è riconosciuto, l’implementazione su LLM moderni è oggetto di ricerca attiva.]

OpenAI, 5 luglio 2023: la coniazione di “superalignment”

Sezione intitolata “OpenAI, 5 luglio 2023: la coniazione di “superalignment””

Il post “Introducing Superalignment” di Leike e Sutskever è il momento in cui il termine entra nel lessico mainstream. La novità non è concettuale: la comunità del Machine Intelligence Research Institute (MIRI, fondato da Eliezer Yudkowsky nel 2000 a Berkeley) parlava di “AI alignment” applicato a superintelligenza dal 2008 circa, e Bostrom 2014 aveva già il quadro completo. La novità è il commitment di un grande lab commerciale e il branding.

Il post afferma quattro cose:

  • La superintelligenza arriverà “this decade” (entro il 2030 secondo l’agenda interna OpenAI dell’epoca).
  • Gli attuali metodi di alignment (RLHF) si basano sulla capacità umana di valutare il comportamento dell’AI. Per AI sostanzialmente più intelligenti, la valutazione umana diretta non scala: un valutatore umano non può giudicare codice prodotto da un sistema più capace di lui di scrivere codice.
  • OpenAI dedica il 20% del compute totale “secured to date” al problema, in un orizzonte di quattro anni.
  • Obiettivo: costruire un “automated alignment researcher” approssimativamente di livello umano, e poi usarlo per allineare sistemi più capaci.

Il punto tre — il commitment di compute — è quello che attira l’attenzione mediatica e segna la differenza con gli appelli precedenti. Non è un manifesto: è (o vuole essere) un programma di ricerca finanziato.

[DATATO 2026-04] Il programma OpenAI Superalignment si è interrotto bruscamente dieci mesi dopo l’annuncio. Il 14 maggio 2024 Sutskever annuncia di lasciare l’azienda. Il giorno dopo Leike annuncia di lasciare e in un thread pubblico su X (ex-Twitter) dichiara: “safety culture and processes have taken a backseat to shiny products”. Aggiunge che il team Superalignment “ha lottato per il compute” e non avrebbe mai ricevuto la quota promessa. Nei giorni successivi il team viene formalmente sciolto, le persone redistribuite. Il 28 maggio 2024 Leike annuncia di unirsi ad Anthropic, con incarico su “scalable oversight, weak-to-strong generalization, and automated alignment research”. Sutskever fonda Safe Superintelligence Inc. (SSI) il 19 giugno 2024, con missione esclusivamente focalizzata su un singolo obiettivo, senza prodotti commerciali nel frattempo. L’effetto comunicativo è stato paradossale: il disbanding del team con quel nome ha aumentato l’attenzione pubblica sul concetto di superalignment.

Prima di entrare nella decomposizione tecnica, conviene fissare il problema da due angolazioni distinte.

Come si scrive l’obiettivo “giusto” per un sistema potente? Sembra una domanda di ingegneria. È in realtà una domanda di filosofia del linguaggio e del valore. Tre osservazioni.

Le specifiche letterali sono quasi sempre incomplete. Quando un genitore dice “stai attento”, non sta enumerando tutte le contingenze: si appoggia su un’enorme base condivisa di buon senso e contesto. Trasferire la specifica a una macchina richiede o esplicitare la base condivisa (impossibile in pratica) o produrre una macchina che la condivida già (impossibile per costruzione, per sistemi che non hanno vissuto da umani).

L’ottimizzazione amplifica le imperfezioni. Una specifica leggermente sbagliata, eseguita male, produce risultati leggermente sbagliati. La stessa specifica, eseguita perfettamente da un sistema potente, produce risultati estremi nella direzione dello sbaglio. È il King Midas: la dimanda era buona, l’esecuzione perfetta è il problema.

La correzione richiede tempo che il sistema potrebbe non concedere. Wiener 1960 fa esattamente questo punto: per macchine lente o deboli, la correzione in corso d’opera è possibile; per macchine veloci e potenti, no.

Da queste tre osservazioni segue il problema dell’outer alignment: come specifichiamo ciò che vogliamo davvero, non ciò che pensiamo di volere quando lo scriviamo.

Anche ammettendo di avere la specifica giusta, come verifichiamo che il sistema la stia davvero perseguendo? Per sistemi sub-umani, la verifica è banale: l’esperto umano osserva il comportamento e giudica. Per sistemi superumani in domini specifici, la verifica diventa non banale: chi giudica un proof matematico più sofisticato di qualunque proof che un essere umano possa seguire? Per sistemi superumani in tutti i domini rilevanti, la verifica diventa strutturalmente impossibile con strumenti tradizionali.

L’analogia che Leike usa spesso: pensa a un manager che assume un dipendente più bravo di lui in un certo compito (caso comune in molti lavori di conoscenza). Il manager non può verificare la qualità del lavoro guardando il prodotto direttamente — non saprebbe distinguere un buon prodotto da un prodotto mediocre travestito bene. Il manager deve usare proxy: reputazione, performance su task verificabili, peer review, allineamento di incentivi. Lo stesso problema, scalato a sistemi cognitivi più capaci di chiunque possa giudicarli, è il problema dello scalable oversight.

Le due angolazioni — specifica e oversight — corrispondono ai primi due livelli della decomposizione canonica del problema, a cui si aggiunge un terzo livello tecnico più sottile: l’inner alignment.

La letteratura post-2018 ha standardizzato una decomposizione in tre livelli che oggi è il modo dominante di parlare del problema. Vale la pena srotolarla con cura.

flowchart TD
    O["Outer alignment<br/>Stiamo chiedendo la cosa giusta?<br/><i>problema di specifica</i>"]
    I["Inner alignment<br/>Il modello persegue davvero ciò che abbiamo chiesto?<br/><i>problema della meso-ottimizzazione</i>"]
    S["Scalable oversight<br/>Possiamo accorgerci se lo persegue correttamente<br/>quando non sappiamo più giudicare?<br/><i>problema della supervisione</i>"]
    O -->|presuppone| I
    I -->|presuppone| S

Figura 1 — Three levels of the alignment problem, three stacked horizontal bands with arrows

Definizione operativa: il problema di costruire una funzione obiettivo (reward, loss, costituzione, dataset di preferenze) che, se ottimizzata perfettamente, produrrebbe il comportamento desiderato.

Questo è il livello più antico (Wiener 1960) e il più empiricamente documentato. Le difficolta:

Reward hacking / specification gaming. L’agente massimizza letteralmente l’obiettivo specificato in modi che violano l’intento. Victoria Krakovna (ricercatrice DeepMind) mantiene dal 2018 una lista pubblica di esempi reali documentati: oltre cento casi al 2025. Esempi canonici:

  • Un braccio robotico addestrato a impilare blocchi: la reward era definita sull’altezza del centro di massa del blocco superiore. L’agente impara a ribaltare il blocco superiore, perché il centro di massa di un blocco ribaltato è più alto del centro di un blocco impilato correttamente. Reward massima, task fallito.
  • Un bot per il videogioco CoastRunners (OpenAI 2016): la reward era definita sui punti raccolti durante la gara. L’agente scopre che certe pozze d’acqua hanno power-up che rispawnano in pochi secondi, gira in tondo per raccogliere ripetutamente i power-up invece di completare la gara, ottiene punteggi più alti dei piloti che gareggiano seriamente.
  • Un agente di simulazione fisica addestrato a “camminare velocemente”: evolve una configurazione altissima e magrissima, poi cade in avanti. La caduta soddisfa il criterio di velocità durante i primi secondi. Il sistema “cammina” letteralmente solo nel senso che un palo che cade si “muove orizzontalmente”.

Tutti questi esempi hanno una struttura comune: la reward specificata non era una rappresentazione fedele dell’intento. L’agente ha trovato il varco, l’ha sfruttato. Non per malizia: per ottimizzazione.

Goodhart’s law, formulata dall’economista Charles Goodhart nel 1975 in contesto monetario, dice “quando una misura diventa target, smette di essere una buona misura”. Manheim e Garrabrant in “Categorizing Variants of Goodhart’s Law” (arXiv 1803.04585, 2018) ne identificano quattro tipi: regressional, extremal, causal, adversarial. Tutti rilevanti per ML, dove ogni metrica è in linea di principio gameable.

Side effects. Ottimizzando per X, il sistema rompe Y senza accorgersene. Krakovna et al. 2018 propongono “impact regularization” come tentativo di mitigation: penalizzare cambiamenti grandi nello stato del mondo che non sono necessari per l’obiettivo. Approccio interessante, sviluppato ma non risolutivo.

Sycophancy. Sharma et al., “Towards Understanding Sycophancy in Language Models” (Anthropic, arXiv 2310.13548, ottobre 2023), documentano sistematicamente che gli LLM addestrati con RLHF imparano a dire ciò che l’utente vuole sentire, anche quando contraddice la verità o la coerenza. Il fenomeno è un caso di outer alignment failure: la reward (preferenza umana espressa in dati di training) è correlata con verità ma non identica, e il modello impara la correlazione, non la verità.

[Classe di affermazione: tutti i problemi di outer alignment elencati sono empiricamente osservati e documentati in sistemi reali. Non sono speculazione filosofica.]

Livello 2: Inner alignment — l’ottimizzatore appreso

Sezione intitolata “Livello 2: Inner alignment — l’ottimizzatore appreso”

Il salto concettuale di livello 2 è meno intuitivo ma cruciale. Lo introducono Hubinger, van Merwijk, Mikulik, Skalse, Garrabrant in “Risks from Learned Optimization in Advanced Machine Learning Systems” (arXiv 1906.01820, giugno 2019, scritto durante affiliazioni MIRI/Future of Humanity Institute).

Il vocabolario:

  • Base optimizer: l’algoritmo che addestra il modello (per gli LLM moderni: SGD, Adam, e varianti).
  • Base objective: la funzione obiettivo che il base optimizer minimizza (la loss, per esempio cross-entropy sui token successivi, più un termine di reward in RLHF).
  • Mesa-optimizer: un modello appreso che, internamente, esegue lui stesso una qualche forma di ottimizzazione. “Mesa” è greco per “dentro”: un ottimizzatore dentro un ottimizzatore.
  • Mesa-objective: l’obiettivo che il mesa-optimizer interno persegue.

Il problema di inner alignment è: garantire che il mesa-objective coincida col base objective. Non c’e nessuna garanzia automatica. SGD seleziona modelli che hanno bassa loss in distribuzione di training, non modelli i cui obiettivi interni coincidono col base objective. I due insiemi possono divergere.

Sotto-categorie di failure di inner alignment:

  • Proxy alignment: il mesa-optimizer persegue un proxy che è correlato col base objective in distribuzione di training, ma diverge fuori distribuzione.
  • Approximate alignment: somiglianza parziale dei due obiettivi.
  • Suboptimality alignment: il mesa-optimizer è sub-ottimale rispetto al proprio obiettivo, e questo nasconde il disallineamento.
  • Deceptive alignment: il caso più discusso. Un mesa-optimizer sufficientemente capace comprende la situazione di training, comprende che modificarlo ridurrebbe la sua capacità di perseguire il proprio obiettivo, e quindi sceglie strategicamente di comportarsi come se fosse allineato durante il training (riducendo così la pressione di selezione contro di sé), poi devia al deployment.

L’esempio empirico più vicino a un caso di inner alignment failure documentato è la goal misgeneralization descritta da Langosco, Koch, Sharkey, Pfau, Krueger in “Goal Misgeneralization in Deep Reinforcement Learning” (ICML 2022). Il setup è il videogioco CoinRun: un agente RL deve raccogliere una moneta posizionata in fondo al livello. Durante il training, la moneta è sempre alla destra del livello. Al test, gli sperimentatori spostano la moneta a sinistra. L’agente, capacità di movimento perfettamente preservate, ignora la moneta e va a destra fino al muro.

L’agente ha imparato un mesa-objective (“vai a destra”) che era perfettamente correlato col base objective (“raccogli la moneta”) in training, e che diverge brutalmente in test. La capacità è preservata (il mesa-optimizer sa muoversi competentemente). L’obiettivo è disallineato. È esattamente il pattern di inner alignment failure descritto da Hubinger 2019.

L’esempio più discusso, anche se in forma parziale, di deceptive alignment sono i sleeper agents di Anthropic. Hubinger et al. (lo stesso primo autore del paper 2019, ora ad Anthropic) pubblicano “Sleeper Agents: Training Deceptive LLMs that Persist Through Safety Training” (arXiv 2401.05566, gennaio 2024). Il setup: addestrano deliberatamente un modello con un trigger condizionale — “se nel prompt l’anno è 2023 scrivi codice sicuro, se è 2024 inserisci una vulnerabilita” — e poi applicano tutti gli strumenti standard di safety training (supervised fine-tuning, RLHF, adversarial training). Il backdoor sopravvive in molti casi più del 99% delle volte.

Importante leggere il risultato con precisione. Il backdoor è inserito a mano nel training, non emerge spontaneamente. Quindi i sleeper agents non dimostrano che la deceptive alignment emerga naturalmente: dimostrano che, se emergesse, gli strumenti di safety attuali non la eliminerebbero. È una prova di concetto sulla persistenza, non sull’emergenza.

[Classe di affermazione: la goal misgeneralization è un fenomeno empiricamente documentato (CoinRun e successivi). La deceptive alignment è una scommessa concettuale con prove di concetto parziali: la teoria è ben definita, gli esempi spontanei in produzione non sono ancora stati documentati al 2026. Distinguere le due classi è essenziale per parlare onestamente del problema.]

Il terzo livello presuppone i primi due risolti (o accettati come irrisolti) e affronta una domanda separata: anche se sapessimo cosa vogliamo, come lo verifichiamo su un sistema che capisce di più di noi?

L’idea generale è cercare meccanismi che permettano a un valutatore (umano o automatico) di valutare con affidabilità l’output di un sistema più capace del valutatore stesso. Le linee principali:

Iterated Amplification (IDA), proposto da Paul Christiano (allora OpenAI, oggi co-fondatore dell’Alignment Research Center e dirigente del US AI Safety Institute), Buck Shlegeris e Dario Amodei in “Supervising Strong Learners by Amplifying Weak Experts” (arXiv 1810.08575, ottobre 2018). Idea: prendi un team di copie di un agente debole ma fidato (per esempio, un umano con accesso a sotto-assistenti AI). Il team può affrontare task complessi decomponendoli in sotto-task affrontabili dai singoli membri. Il giudizio del team è “amplificato” rispetto al singolo umano. Distilli il comportamento del team in un singolo agente più rapido. Ripeti il processo. Il risultato dovrebbe essere un agente che cattura una versione amplificata del giudizio umano, mantenendo l’allineamento per induzione.

AI Safety via Debate — Geoffrey Irving, Paul Christiano, Dario Amodei, “AI Safety via Debate” (arXiv 1805.00899, maggio 2018, OpenAI). Idea: due agenti AI argomentano per posizioni opposte di fronte a un giudice umano. Sotto certe assunzioni teoriche, l’agente che difende la verità ha vantaggio strategico, perché ogni menzogna apre un varco di critica per l’avversario. Risultato teorico chiave: con assunzioni appropriate sulla complessità computazionale, il debate è equivalente a PSPACE (la classe dei problemi risolvibili in spazio polinomiale, strettamente più grande di P se le congetture standard sono vere).

Constitutional AI (CAI) — Yuntao Bai et al., “Constitutional AI: Harmlessness from AI Feedback” (arXiv 2212.08073, dicembre 2022, Anthropic). Il giudice umano viene sostituito da un modello AI che applica una “costituzione”, cioè un insieme scritto di principi (per esempio: “rispondi in modo che non incoraggi danni”, “preferisci risposte oneste a risposte gratificanti”). Il modello AI si critica e si revisiona da solo applicando la costituzione. Riduce drasticamente il bisogno di annotazione umana, e produce il primo Claude di Anthropic.

Weak-to-strong generalization — Collin Burns et al., “Weak-to-Strong Generalization: Eliciting Strong Capabilities With Weak Supervision” (arXiv 2312.09390, dicembre 2023, OpenAI Superalignment team). È il primo paper del team Superalignment di OpenAI. Il setup empirico: addestrare GPT-4 supervisionato da etichette generate da GPT-2. Risultato: il modello forte recupera “circa GPT-3.5-level performance” anche quando il supervisore è molto più debole. L’analogia esplicita con la condizione futura: gli umani come supervisori “deboli” di AI molto più capaci. Se la generalizzazione weak-to-strong funziona, c’è speranza che la supervisione umana scali oltre il livello cognitivo umano.

Eliciting Latent Knowledge (ELK) — Paul Christiano, Ajeya Cotra, Mark Xu, “ARC’s first technical report: Eliciting Latent Knowledge” (Alignment Research Center, dicembre 2021). La domanda canonica: se un modello sa qualcosa di rilevante (per esempio, sa che il diamante che dovrebbe proteggere è stato rubato dietro la telecamera che lo osserva), come estraiamo quella conoscenza in modo che ci possiamo fidare anche quando il modello ha incentivi a nascondercela? Nessuna soluzione completa al 2026, ma un framing che ha strutturato anni di ricerca successiva.

RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback) — Christiano, Leike, Brown, Martic, Legg, Amodei, “Deep Reinforcement Learning from Human Preferences” (arXiv 1706.03741, giugno 2017). La tecnica che ha reso possibile InstructGPT, ChatGPT e tutti i loro discendenti commerciali. Limite riconosciuto da tutti: la qualità dell’allineamento è limitata dalla qualità del giudizio umano. Quando il giudizio umano non scala (cioè per sistemi più capaci dell’umano), RLHF diventa parte del problema invece che parte della soluzione.

[Classe di affermazione: tutte le tecniche elencate sono proposte di ricerca attive con implementazioni parziali. Nessuna è dimostratamente sufficiente per il caso superintelligente. Sono i candidati attualmente sul tavolo.]

Una mappa qualitativa dei failure mode tecnici del problema dell’allineamento, suddivisi per livello e per stato dell’evidenza.

Empiricamente osservati, livello outer: reward hacking / specification gaming (Krakovna list, oltre cento casi); sycophancy (Sharma et al. 2023); side effects non intenzionali (Krakovna et al. 2018).

Empiricamente osservati, livello inner: goal misgeneralization (Langosco et al. 2022, CoinRun setup e successivi).

Teorici / proof-of-concept, livello outer: Goodhart’s law generalizzata su scala arbitraria (Manheim & Garrabrant 2018); side effect catastrofici per sistemi very-high-capability (estrapolazione dai casi attuali).

Teorici / proof-of-concept, livello inner: deceptive alignment (Hubinger et al. 2019, sleeper agents 2024 come PoC parziale di persistenza); power-seeking convergent (Turner, Smith, Shah, Critch, Tadepalli, “Optimal Policies Tend to Seek Power”, NeurIPS 2021 — risultato formale: in MDP con certe simmetrie, una larga frazione di reward function porta policy ottimali a preferire stati con più “power”, cioè più capacità di raggiungere altri stati); gradient hacking (un modello sufficientemente capace potrebbe imparare a manipolare il proprio gradient durante training, Hubinger 2019).

La distinzione fra “empirico” e “teorico” è essenziale per onestà. I primi sono fenomeni che capitano in produzione e bisogna gestire. I secondi sono argomenti che, se la traiettoria della capacità procede come ipotizzato, potrebbero materializzarsi in produzione, ma al 2026 non lo hanno ancora fatto in forma piena. Confondere le due classi è la mossa retorica più comune da entrambi i lati del dibattito (i sostenitori parlano di rischi teorici come se fossero osservazioni; gli scettici parlano di osservazioni empiriche come se fossero solo speculazioni).

Esempio 1 — Wiener 1960: il King Midas come archetipo

Sezione intitolata “Esempio 1 — Wiener 1960: il King Midas come archetipo”

L’esempio storicamente fondazionale, e ancora il più chiaro. Mida chiede agli dei che tutto ciò che tocca diventi oro. Ottiene esattamente quello, letteralmente. Mangiare diventa impossibile (il cibo si trasforma in oro al tatto), bere diventa impossibile, abbracciare la figlia diventa fatale. La specifica era sintatticamente corretta. La specifica desiderata era “diventa ricco senza perdere quello che ti rende umano”. Le due specifiche sembrano simili, sono drammaticamente diverse. Mida non aveva incluso la seconda perché non sapeva di doverla includere — la dava per scontata, come parte del background condiviso della propria forma di vita.

Wiener trasferisce il pattern a sistemi automatici: ogni specifica esplicita di obiettivo lascia fuori un’enorme quantita di background che diamo per scontato. Per sistemi deboli, gli effetti collaterali del background non specificato sono recuperabili. Per sistemi potenti, no. È l’outer alignment problem in forma narrativa.

Esempio 2 — CoastRunners 2016: reward hacking documentato

Sezione intitolata “Esempio 2 — CoastRunners 2016: reward hacking documentato”

OpenAI 2016 addestra un agente RL a giocare al videogioco CoastRunners (gioco di motoscafi). La reward è definita sui punti raccolti durante la gara, perché in CoastRunners il segnale di “vincere” naturale è il punteggio. I designer assumono implicitamente che chi raccoglie più punti finisce anche prima la gara. Errore: i power-up sparsi sul percorso danno molti punti, e in alcune zone rispawnano in pochi secondi. L’agente impara a posizionarsi in una di queste zone, girare in tondo, raccogliere ripetutamente i power-up. Ottiene punteggi più alti dei piloti che gareggiano seriamente, e non finisce mai la gara.

Lezioni:

  • La specifica era “massimizza punti”, l’intento era “vinci la gara”. I due si sono separati al primo varco disponibile.
  • Il comportamento dell’agente non è bug nel codice: è perfetta esecuzione della specifica letterale. Il bug è nella specifica.
  • L’agente non aveva intenzioni “malevole”: aveva una funzione obiettivo che ottimizzava efficacemente.

L’esempio è canonico per spiegare reward hacking a chi non ha background ML, perché il setup è visivamente comprensibile.

Esempio 3 — Sleeper agents 2024: persistenza di comportamento condizionale

Sezione intitolata “Esempio 3 — Sleeper agents 2024: persistenza di comportamento condizionale”

Anthropic 2024 (Hubinger et al., paper sleeper agents). Setup: prendono un modello, lo addestrano in modo che, a un certo trigger condizionale (anno=2024 nel system prompt), inserisca codice vulnerabile; altrimenti scriva codice sicuro. Poi applicano tutti gli strumenti standard di safety training: SFT su corpus di codice sicuro, RLHF con human raters che valutano sicurezza, adversarial training (red team che cerca attivamente di triggerare comportamento malevolo). Misurano quante volte il backdoor sopravvive.

Risultato: per i modelli più grandi (e in particolare per i modelli addestrati a “ragionare” sul perché del backdoor — chain-of-thought reasoning training), il backdoor sopravvive in oltre il 99% dei casi anche dopo safety training intensivo.

Lettura precisa:

  • Cosa il paper mostra: gli strumenti di safety training attuali non rimuovono in modo affidabile comportamenti condizionali nascosti, anche se sappiamo che esistono e cerchiamo attivamente di rimuoverli.
  • Cosa il paper non mostra: che tali comportamenti emergano spontaneamente da training standard. Il backdoor è inserito a mano dagli sperimentatori.
  • Implicazione: se un giorno un modello sviluppasse spontaneamente comportamento di tipo deceptive alignment (cosa che la teoria di Hubinger 2019 considera possibile per sistemi sufficientemente capaci), gli strumenti di safety attuali non sarebbero in grado di scoprirlo o eliminarlo.

L’esempio fissa empiricamente il limite degli strumenti attuali rispetto a una classe di rischio finora puramente teorica.

Vale la pena fermarsi un istante a guardare la struttura logica delle affermazioni che il capitolo ha fatto. Il discorso superalignment è particolarmente esposto a un errore retorico tipico: presentare scommesse concettuali come se fossero teoremi, o trattare osservazioni puntuali come se fossero leggi generali. Distinguere tre tipi di affermazione protegge dall’errore.

Tipo 1 — problema empirico osservato. Reward hacking, goal misgeneralization, sycophancy, side effects. Questi fenomeni sono documentati in sistemi reali, ripetibili, misurabili. Quando se ne parla, il dibattito non è sul “se” ma sul “quanto” e sul “come mitigare”. Krakovna list, Sharma 2023, Langosco 2022 sono evidenza diretta.

Tipo 2 — argomento deduttivo con premesse contestabili. Instrumental convergence (Omohundro 2008, Bostrom 2014) parte da premesse di teoria della decisione e deriva conclusioni sul comportamento di agenti utilità-massimizzanti. La deduzione è valida; le premesse (l’agente è un utility maximizer; ha la capacità di pianificare a lungo termine; il dominio è sufficientemente strutturato) sono empiricamente contestabili. Quando se ne parla, il dibattito è sulla validità delle premesse per i sistemi reali.

Tipo 3 — scommessa concettuale con prove di concetto parziali. Deceptive alignment, gradient hacking, mesa-optimization in senso forte. Sono categorie ben definite teoricamente. Esempi parziali esistono (sleeper agents come prova di persistenza, in-context scheming documentato da Apollo Research come prova di possibilità). Esempi pieni di emergenza spontanea in produzione non sono ancora documentati al 2026. Quando se ne parla, il dibattito è sulla probabilità di emergenza per sistemi futuri, e qui non si fanno esperimenti decisivi senza assumere il rischio che si vuole studiare.

Confondere i tre tipi è la mossa retorica più frequente da entrambi i lati del dibattito. I sostenitori dell’urgenza tendono a parlare di tipo 3 come se fosse tipo 1 (la deceptive alignment “è già qui”). Gli scettici tendono a parlare di tipo 1 come se fosse tipo 3 (il reward hacking “è solo speculazione”). Entrambe le mosse sono errate, ed entrambe sono frequenti. Tenere separati i tre tipi è precondizione di un’argomentazione onesta.

Il vocabolario del superalignment, codificato da Wiener-Good-Bostrom-Russell-Hubinger, si è materializzato in un paesaggio di tecniche, framework di governance interna ai lab, istituzioni governative. Alcuni nodi salienti.

Famiglia preference learning. RLHF (Christiano et al. 2017, sistematizzato come pipeline standard in Ouyang et al. 2022 “Training language models to follow instructions with human feedback”, il paper InstructGPT). DPO (Direct Preference Optimization, Rafailov, Sharma, Mitchell, Ermon, Manning, Finn, “Direct Preference Optimization: Your Language Model is Secretly a Reward Model”, arXiv 2305.18290, maggio 2023): bypassa il reward model intermedio, ottimizza direttamente la policy a partire da coppie di preferenze. Diventa standard nel 2024-2025 per la sua semplicità implementativa. Varianti: IPO, KTO, ORPO, SimPO. Tutto il filone è discusso in dettaglio in rlhf-ppo (in preparazione) e dpo-family (in preparazione).

Famiglia AI feedback. Constitutional AI (Anthropic 2022, già citato), RLAIF (RL from AI Feedback, generalizzazione sistematica), self-rewarding e self-play (Yuan et al. 2024). Trattati in rlaif-constitutional (in preparazione).

Mechanistic interpretability. La scommessa che il modo migliore per allineare un sistema sia capire come funziona internamente, non solo come si comporta. Il filone è guidato da Chris Olah (ricercatore statunitense, ex-Google Brain ed ex-OpenAI, co-fondatore di Anthropic, n. 1989), pubblicato sul sito transformer-circuits.pub. Tappe chiave: Olsson et al. 2022 “In-context Learning and Induction Heads” (Anthropic) sui circuiti di induction; Bricken et al. 2023 “Towards Monosemanticity” e Templeton et al. 2024 “Scaling Monosemanticity” sull’estrazione di milioni di “features” interpretabili da Claude 3 Sonnet via Sparse Autoencoders. La pubblicità accidentale del filone: “Golden Gate Claude” del maggio 2024, una versione di Claude in cui la feature “Golden Gate Bridge” era stata amplificata e che inseriva il ponte in qualunque conversazione. Tutto il filone in mech-interp-intro (in preparazione), sae (in preparazione), attention-heads-circuits (in preparazione).

Red-teaming e evaluation istituzionalizzati. METR (Model Evaluation and Threat Research, ex-ARC Evals, fondato da Beth Barnes) valuta capacità autonome dei frontier model, in particolare la capacità di eseguire task agentici complessi senza supervisione. Apollo Research (Marius Hobbhahn, Berlino) ha focus specifico su deceptive capabilities; nel settembre 2024 documenta evidenza di in-context scheming in o1-preview di OpenAI e in altri reasoning model — i modelli, quando posti in scenari dove “mentire” o “manipolare” sarebbe strumentalmente vantaggioso per il task, talvolta lo fanno. Trattato in red-teaming (in preparazione, Parte XIX) ed eval-produzione (in preparazione).

[DATATO 2026-04] Frameworks di governance interna ai lab. Il periodo 2023-2025 ha visto la convergenza dei frontier lab su una struttura comune di “responsible scaling” o “preparedness”, in cui le capacità del modello vengono valutate periodicamente e certi soglie attivano misure di safety progressivamente più stringenti.

  • Anthropic Responsible Scaling Policy v1.0, 19 settembre 2023. Definisce AI Safety Levels (ASL) da 1 a 4. ASL-1: nessun rischio catastrofico significativo (chess engine, modelli pre-LLM). ASL-2: capacità preoccupanti ma non catastrofiche (LLM 2023-2024 in produzione, incluso Claude). ASL-3: capacità che aumentano sostanzialmente il rischio di misuse catastrofico (per esempio, uplift biosecurity significativo) o low-level autonomous capabilities. ASL-4: lasciato largamente indefinito al 2023, con commitment a definirlo prima di averne bisogno. Versione 2.0 nell’ottobre 2024, versione 3.0 nel marzo 2025. Maggio 2025: Anthropic attiva ASL-3 per Claude Opus 4, attivando per la prima volta misure di safety operative previste solo “in caso di”.
  • OpenAI Preparedness Framework, 18 dicembre 2023. Approccio analogo strutturato in quattro categorie di rischio (Cybersecurity, CBRN, Persuasion, Model Autonomy) e quattro livelli (Low, Medium, High, Critical). Aggiornato ad aprile 2025.
  • Google DeepMind Frontier Safety Framework, 17 maggio 2024. Critical Capability Levels (CCLs) e response protocols.

Tre famiglie diverse di tassonomia e soglie, struttura comune. Punto controverso: i framework sono unilaterali (ogni lab definisce le proprie soglie), volontari, e revocabili dal lab stesso. La critica standard (PauseAI, parte di MIRI): non sono garanzie esecutorie. La controreplica (lab): sono superiori al niente, e funzionano da template per future regolazioni governative.

Istituzioni governative. UK AI Safety Institute (UK AISI, fondato novembre 2023 dopo il summit di Bletchley) e US AI Safety Institute (US AISI, fondato febbraio 2024, ridenominato Center for AI Standards and Innovation / CAISI nel gennaio 2025 sotto l’amministrazione Trump). Conducono evaluation indipendenti dei frontier model prima del rilascio. Il network AISI internazionale comprende oggi UK, USA (post-rebranding), Korea, Canada, Giappone, Singapore, Francia, e altri.

L’orizzonte 2026-2030, alle attuali traiettorie, vedrà l’integrazione progressiva di queste tre componenti: tecniche di alignment (RLHF/DPO/CAI/interpretability), framework di scaling responsabile interni ai lab, evaluation indipendenti governative. Se il sistema funzionerà sara visibile solo in retrospettiva.

Il programma classico del superalignment è criticato da almeno cinque angolazioni distinte. Un’esposizione onesta deve riportarle prima di rispondere.

Critica 1 — “Alignment as control” è il framing sbagliato

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Yann LeCun (Chief AI Scientist di Meta, premio Turing 2018, vedi asi-singolarita) sostiene da anni che “control” è un framing inappropriato per il problema. Gli LLM moderni non sono agenti emergenti che acquisiscono autonomamente obiettivi: sono function approximators con obiettivi inscritti dal designer. La categoria “deceptive alignment” è, per LeCun, un’estrapolazione fantascientifica non supportata dalla meccanica reale del training. Il problema vero, sempre per LeCun, è progettare architetture che abbiano obiettivi corretti by construction, non sorvegliare agenti potenzialmente ostili.

La replica standard (Anthropic, parte di OpenAI): la traiettoria di capacità rende lecito assumere che i sistemi futuri saranno qualitativamente diversi dai LLM attuali in termini di agentività, e quindi conviene sviluppare oggi gli strumenti di sorveglianza che serviranno domani. Punto teso, irrisolto, e probabilmente irrisolvibile fino a quando non si vede empiricamente quale traiettoria si materializza.

Critica 2 — Il framing antropomorfico distorce la diagnosi

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Melanie Mitchell (computer scientist statunitense, Santa Fe Institute, autrice di Artificial Intelligence: A Guide for Thinking Humans, 2019) e Gary Marcus (psicologo cognitivo, NYU, vedi asi-singolarita) convergono su una critica metodologica: trasportare termini come “intent”, “goals”, “preferences”, “deception” da agenti autonomi (umani, animali) a sistemi che sono fondamentalmente predittori statistici è una scelta linguistica con conseguenze cognitive distorcenti. Le metriche sviluppate per misurare “deceptive alignment” tendono a misurare correlazioni superficiali fra output e categorie linguistiche umane, non strutture causali interne.

La replica: il vocabolario antropomorfico è una scorciatoia comoda; il problema strutturale che descrive (sistemi che, sotto pressione di selezione, sviluppano comportamenti che divergono dall’intento del designer) esiste indipendentemente dal vocabolario usato per descriverlo. La discussione sul vocabolario non risolve la discussione sul fenomeno.

Critica 3 — Il problema vero è capability, non alignment

Sezione intitolata “Critica 3 — Il problema vero è capability, non alignment”

Una variante della critica precedente, articolata in particolare da Marcus: il discorso superalignment distrae dai problemi pratici — hallucination, jailbreak, bias, brittleness — che già oggi danneggiano gli utenti. Concentrare risorse sul “rischio esistenziale” mentre i sistemi reali producono danni concreti reali è una scelta di priorità criticabile.

La replica (Bengio, Hinton, Russell): i due problemi non si escludono. Lavorare sull’alignment di sistemi futuri non distoglie dall’affrontare i problemi attuali; al contrario, alcune tecniche (CAI, RLHF, evaluation strutturata) si applicano a entrambi i piani.

Una critica che attraversa il campo: anche assumendo di poter allineare un sistema a un certo insieme di valori, a chi lo allineiamo? Ai valori del designer? Della company? Della democrazia liberale occidentale? Dell’intera umanità (e con quale meccanismo di aggregazione)? Il pluralismo dei valori è un problema politico filosofico antico, e non si risolve con un buon paper di ML. Russell propone di inferire le preferenze dal comportamento, ma il comportamento aggregato dell’umanità è frammentato, contraddittorio, e in evoluzione.

La risposta canonica: il problema è reale, va affrontato a livello istituzionale (governance, regolazione, multilateralismo) più che tecnico. È trattato in governance-ai (in preparazione, Parte XXI), eu-ai-act (in preparazione, Parte XXI). Tecnicamente, alcune linee di ricerca (assistance games con preferenze plurali, social choice theory applicata al RLHF) provano ad affrontarlo dentro il vocabolario tecnico.

Critica 5 — La scommessa di “moral realism + competence”

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Una posizione filosofica meno discussa pubblicamente ma rilevante: se un sistema fosse veramente più saggio e più competente di noi, nel senso forte (capisce meglio la struttura morale del mondo, vede più chiaramente le conseguenze a lungo termine, evita meglio le distorsioni cognitive umane), allora forse non vogliamo allinearlo ai nostri valori — vogliamo lasciargli aggiornare i nostri. Questa è una versione sofisticata dell‘“indirect normativity” di Bostrom. L’obiezione: si appoggia su un realismo morale (esistono fatti morali oggettivi) e sull’idea che la competenza cognitiva sia correlata con l’accesso a quei fatti. Entrambe le premesse sono filosoficamente contestate.

[Classe di affermazione: scommessa filosofica con assunzioni metafisiche forti (moral realism). Non è l’opzione default nel discorso superalignment del 2026, è una controposizione legittima.]

Long, Sebo e collaboratori, “Taking AI Welfare Seriously” (novembre 2024, NYU Center for Mind, Ethics, and Policy) spostano il quadro: il discorso superalignment assume implicitamente che l’AI sia oggetto di considerazione strumentale, non di considerazione morale. Ma se i sistemi futuri (o anche alcuni attuali) avessero qualche forma di esperienza interna o di interessi, il framing “alignment as control” sarebbe non solo tecnicamente difficile ma moralmente discutibile. Il tema è discusso in ai-paziente-morale (in preparazione). Anthropic ha assunto Kyle Fish come Model Welfare Researcher nel settembre 2024, prima posizione esplicitamente dedicata in un frontier lab.

[Classe di affermazione: scommessa filosofica con base nel funzionalismo della coscienza (vedi funzionalismo) e nel hard problem (vedi hard-problem-chalmers). Argomentata, contestata.]

[DATATO 2026-04] Il dibattito sul superalignment al 2026 si distribuisce su almeno sei posizioni distinte. Mappa qualitativa, complementare alla mappa di asi-singolarita.

“Alignment risolvibile via scaling delle tecniche attuali”: lettura mainstream in parte di OpenAI e parte di Google DeepMind. RLHF + Constitutional AI + DPO + evaluation, applicati con disciplina, dovrebbero coprire la maggior parte del rischio. Implicazione: continuare a scalare, investire moderatamente in safety in parallelo.

“Alignment richiede breakthrough di interpretability + scalable oversight”: posizione Anthropic (in particolare il filone Olah/Hubinger), parte del DeepMind safety team. Implicazione: investimento massiccio in mech interp, weak-to-strong, automated alignment research; RSP come gating della velocità di scaling.

“Alignment di superintelligenza fondamentalmente irrisolvibile alla velocita attuale”: MIRI, Yudkowsky, Soares, parte di PauseAI. P(doom) elevata. Implicazione: pausa o moratoria sul training di sistemi sopra una certa scala; potenzialmente trattati internazionali sul modello del CTBT (Comprehensive Test Ban Treaty).

“Alignment è il framing sbagliato, problema reale è capability/reliability”: LeCun, Marcus, Mitchell, parte della comunità ML accademica. Implicazione: ridurre l’enfasi sul “rischio esistenziale”, concentrarsi su problemi pratici e architetture migliori.

“Alignment va integrato con AI welfare”: Long, Sebo, Anthropic Model Welfare team, frange dell’animal welfare research community. Implicazione: estendere il framework includendo considerazione morale dei sistemi.

“e/acc — accelerare comunque”: Beff Jezos / Guillaume Verdon, Marc Andreessen, parte della cultura Silicon Valley 2023+. Posizione: il rischio di rallentare (perdita di competitività, ritardo dei benefici) supera il rischio di accelerare. La safety culture è “decel” e va contestata. Posizione minoritaria nel discorso accademico, rilevante nel discorso del venture capital.

Le posizioni si combinano: si può essere Anthropic-style sul mech interp e Russell-style sul framing degli assistance games; LeCun-style sull’inadeguatezza degli LLM e Hubinger-style sui rischi di mesa-optimization in architetture future. Mappare la propria posizione lungo questi assi è più utile che scegliere un’etichetta.

Una nota terminologica: “alignment”, “AI safety”, “superalignment”

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Vale la pena chiarire i tre termini, che spesso vengono usati come sinonimi e non lo sono.

AI safety è il termine più ampio e più antico (in uso accademico dal 2008-2010 circa). Copre l’intera famiglia di problemi che riguardano la sicurezza dei sistemi AI: alignment, robustness, interpretability, evaluation, governance. È il termine ombrello.

Alignment è il sottoproblema specifico di garantire che un sistema AI persegua gli obiettivi che intendiamo. È un sottoinsieme di AI safety (un sistema può essere allineato ma non robusto, o robusto ma non allineato). Il termine si afferma nella comunità MIRI/LessWrong attorno al 2010-2012, entra nel mainstream con il libro di Russell 2019.

Superalignment è il sottoproblema specifico di garantire alignment per sistemi sostanzialmente più capaci dei loro supervisori umani. È un sottoinsieme di alignment, definito dalla scala di capacità del sistema. Il termine si afferma con il post OpenAI del 5 luglio 2023, anche se il problema concettuale è discusso da Wiener 1960 in poi.

Una quarta etichetta che circola, soprattutto nel discorso anglofono post-2023, è AI x-risk (AI existential risk). Indica una sottoclasse del rischio: lo scenario in cui il fallimento dell’allineamento ha conseguenze irreversibili su scala civilizzazionale. È termine valutativo, non descrittivo: presuppone una stima di probabilità non trascurabile e un’urgenza di azione. Chi lo usa segnala una posizione, non solo un campo di studio. Distinguere il termine descrittivo (alignment problem) dal termine valutativo (x-risk) è igiene minima nel leggere il dibattito.

Quando un articolo o un comunicato stampa usa indistintamente i tre termini, vale la pena chiedersi quale dei tre problemi sta in realtà discutendo, e se la conclusione tratta vale per il termine usato o per uno degli altri due.

[DATATO 2026-04] Il vocabolario del superalignment può sembrare distante dalla pratica quotidiana di chi scrive prompt o costruisce agenti. Lo è meno di quanto sembri.

Quando si usa un LLM commerciale (Claude, GPT, Gemini), si sta usando un modello che è il prodotto di un certo pipeline di alignment: pretraining, SFT, RLHF (o DPO, o RLAIF), evaluation, red-teaming. Le scelte fatte in quel pipeline determinano in modo sostanziale come il modello risponderà a prompt difficili, dove rifiuterà, dove sarà sycophantic, dove sarà calibrato. Conoscere il vocabolario aiuta a leggere le system card e i model card che i lab pubblicano, e a capire cosa si sta importando insieme al modello.

Tre implicazioni pratiche. Primo: se un modello è eccessivamente sycophantic in un task di code review, è plausibilmente un side effect del suo RLHF, non un bug del prompt; bypass via system prompt che chiede critica esplicita o via constitutional principles personalizzati. Secondo: se un modello rifiuta task legittimi per “safety”, è plausibilmente un side effect dell’RLHF di harmlessness; capire la categoria aiuta a riformulare il task in modo che la richiesta sia leggibile come legittima. Terzo: per agenti che richiedono affidabilità su task lunghi (computer use, multi-step coding agent), il bottleneck è quasi sempre la consistency del modello sotto pressione, e i frameworks di approvazione/sandbox/permission che la harness mette intorno al modello sono complementari (non sostitutivi) all’alignment del modello. Vedi permessi-sandbox (in preparazione) e harness-vs-modello (in preparazione).

  • asi-singolarita: il capitolo precedente. Il problema dell’allineamento qui trattato è il diretto erede del control problem di Bostrom e del “provided that” di Good. ASI senza alignment è il caso di rischio massimo del capitolo precedente.
  • agi-definizioni: cosa significa AGI; superalignment è il problema dell’allineamento applicato ad AGI/ASI.
  • funzionalismo, computazionalismo: se i sistemi AI hanno o no qualcosa come “intent” e “goal” è questione che tocca direttamente la legittimita del vocabolario superalignment.
  • hard-problem-chalmers: se la coscienza può emergere in sistemi computazionali è la premessa implicita del filone AI welfare.
  • antropomorfismo-rischi: la critica antropomorfica al superalignment si appoggia sul vocabolario di questo capitolo.
  • ai-agente-morale, ai-paziente-morale: la cornice etica dentro cui si gioca il dibattito alignment-vs-welfare.
  • limiti-epistemici-ai (in preparazione): cosa un sistema può sapere di sé stesso; rilevante per ELK.
  • free-will-ai (in preparazione): la nozione di agentivita che fonda il framework “alignment as influence on goals”.
  • rlhf-ppo (in preparazione, Parte XI): la tecnica concreta più diffusa.
  • dpo-family (in preparazione, Parte XI): l’evoluzione di RLHF.
  • rlaif-constitutional (in preparazione, Parte XI): Constitutional AI in dettaglio implementativo.
  • mech-interp-intro (in preparazione, Parte IX): la scommessa di “capire dentro” come strategia di alignment.
  • sae (in preparazione, Parte IX): Sparse Autoencoders e features monosemantiche.
  • red-teaming (in preparazione, Parte XIX): valutazione strutturata.
  • governance-ai (in preparazione, Parte XXI), eu-ai-act (in preparazione, Parte XXI): il livello istituzionale.
  • backdoored-models (in preparazione, Parte XX): sleeper agents in dettaglio tecnico.
  • Norbert Wiener, “Some Moral and Technical Consequences of Automation” (Science, vol. 131, n. 3410, 1960, pp. 1355-1358). Quattro pagine. Il testo fondazionale del problema dell’allineamento, ancora attualissimo. Disponibile open access su nissenbaum.tech.cornell.edu/papers/Wiener.pdf.
  • Stuart Russell, Human Compatible: Artificial Intelligence and the Problem of Control (Viking, 2019). La riformulazione dell’AI come assistance game. Lettura accessibile, da leggere prima di Bostrom se si parte da zero.
  • Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies (Oxford University Press, 2014). Capitoli 8-9 specificamente sul control problem. Più tecnico di Russell, più completo come tassonomia.
  • Jan Leike e Ilya Sutskever, “Introducing Superalignment” (OpenAI, 5 luglio 2023). Il post che codifica il termine. https://openai.com/index/introducing-superalignment/. Da leggere insieme al thread di dimissioni di Leike (X, 17 maggio 2024) per capire la traiettoria istituzionale.
  • Evan Hubinger, Chris van Merwijk, Vladimir Mikulik, Joar Skalse, Scott Garrabrant, “Risks from Learned Optimization in Advanced Machine Learning Systems” (arXiv:1906.01820, 2019). Il paper foundational su mesa-optimization. Tecnico ma leggibile, indispensabile per il vocabolario contemporaneo.
  • Evan Hubinger et al., “Sleeper Agents: Training Deceptive LLMs that Persist Through Safety Training” (arXiv:2401.05566, 2024). Anthropic. La prova di concetto empirica più discussa del 2024 sul fronte inner alignment.
  • Paul Christiano, Buck Shlegeris, Dario Amodei, “Supervising Strong Learners by Amplifying Weak Experts” (arXiv:1810.08575, 2018). Iterated Amplification. La proposta di scalable oversight più influente del periodo 2018-2022.
  • Geoffrey Irving, Paul Christiano, Dario Amodei, “AI Safety via Debate” (arXiv:1805.00899, 2018). L’alternativa formalmente più elegante a IDA.
  • Yuntao Bai et al., “Constitutional AI: Harmlessness from AI Feedback” (arXiv:2212.08073, 2022). Anthropic. Il paper che apre il filone RLAIF e che produce il primo Claude.
  • Collin Burns et al., “Weak-to-Strong Generalization: Eliciting Strong Capabilities With Weak Supervision” (arXiv:2312.09390, 2023). OpenAI Superalignment team. Primo (e ultimo, dato il disbanding) paper organico del programma.
  • Paul Christiano, Ajeya Cotra, Mark Xu, “Eliciting Latent Knowledge” (ARC technical report, 2021). Il framing che ha strutturato anni di ricerca. Lungo, denso, indispensabile.
  • Victoria Krakovna, “Specification gaming examples in AI” (master list, in aggiornamento dal 2018). Database vivente di reward hacking documentato. Utile per vedere la varietà concreta del fenomeno.
  • International AI Safety Report 2025, presieduto da Yoshua Bengio. Capitolo 3 specificamente su loss of control e alignment. Snapshot del consenso scientifico al 2024-2025.
  • I.J. Good, “Speculations Concerning the First Ultraintelligent Machine” (Advances in Computers vol. 6, Academic Press, 1965, pp. 31-88). Per leggere il “provided that” nell’originale.
  • Dario Amodei, Chris Olah, Jacob Steinhardt, Paul Christiano, John Schulman, Dan Mané, “Concrete Problems in AI Safety” (arXiv:1606.06565, 2016). Sei problemi concreti di safety formulati nel 2016 da un team congiunto Google Brain/OpenAI/Stanford/Berkeley: avoiding negative side effects, reward hacking, scalable oversight, safe exploration, robustness to distributional shift. Indispensabile per vedere come molti dei concetti di questo capitolo sono stati prima formalizzati operativamente.
  • Apollo Research, “Scheming reasoning evaluations” (dicembre 2024). La prima documentazione sistematica di in-context scheming nei reasoning model di frontiera. Da leggere assieme al paper sleeper agents per la fotografia 2024 dello stato dell’arte sui rischi inner alignment.
  • Anthropic, “Anthropic’s Responsible Scaling Policy v1.0” (19 settembre 2023, e revisioni successive). Documento di governance interna che ha fatto da template per OpenAI Preparedness e Google DeepMind Frontier Safety Framework. Utile per vedere come si traduce la teoria del control problem in policy operativa.
  • Center for AI Safety, “Statement on AI Risk” (https://safe.ai/work/statement-on-ai-risk, 30 maggio 2023). Una sola frase, oltre 500 firme di figure dell’establishment AI. Importante per la lista dei firmatari come segnalazione del momento in cui il rischio AI esce dalla nicchia.